Il governo ha stanziato 19,7 milioni di euro per prorogare i contratti in scadenza a fine giugno e dare respiro alle sezioni stralcio dei tribunali nell’ambito del Pnrr. Per finanziare questa misura, saranno ridotti due fondi già esistenti dei ministeri della Giustizia e dell’Economia. I sindacati, tuttavia, chiedono il ritiro del decreto, sostenendo che aprirebbe a attività non consone e svaluterebbe i lavoratori non stabilizzati. Un tavolo di confronto è previsto per il 17 giugno.
Cosa prevede la misura
Il decreto legge in materia di Pnrr e Ufficio del processo prevede che, “al fine di supportare il funzionamento delle sezioni stralcio, il ministero della Giustizia procederà, nel limite di 1.600 unità, alla proroga di tre mesi dei contratti di lavoro a tempo determinato, in scadenza al 30 giugno 2026“. Questa misura è parte di un intervento più ampio per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni e per l’efficienza della giustizia.
È autorizzata una spesa di 19.740.396 euro per l’anno 2026, con riduzioni di fondi già esistenti. Il viceministro Francesco Paolo Sisto ha spiegato che i funzionari opereranno in collaborazione con i magistrati, salvo casi di urgente necessità, tutelando le professionalità maturate grazie a questo presidio del Pnrr.
Le proteste sindacali
I sindacati, tra cui lp, Unsa Confsal, Cisl Fp, Confintesa Fp e Uilfp Giustizia, si oppongono a questa impostazione, ritenendo che la dicitura di “comprovata necessità” possa portare a un impiego generalizzato in attività di cancelleria. Inoltre, l’impiego di lavoratori non stabilizzati come supporto sarebbe una svalutazione delle professionalità. Le sigle sindacali chiedono il ritiro del decreto, ritenendo che manchino i requisiti di necessità e urgenza.
Lo scontro è acceso e il ministero ha convocato un tavolo di confronto per il 17 giugno per approfondire le problematiche sollevate.