L’intervento del Presidente Nazionale Walter Mauriello.
Il governo dei fenomeni migratori rappresenta una delle sfide più complesse che l’Europa è chiamata ad affrontare. Nessuna politica può dirsi efficace se rinuncia al controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea, così come nessuna risposta può prescindere dal rispetto dei principi fondamentali dello Stato di diritto e della dignità della persona. Per questo Meritocrazia Italia ritiene condivisibile l’obiettivo di costruire una politica europea comune in materia di immigrazione e asilo, superando frammentazioni nazionali che negli ultimi anni hanno dimostrato tutta la loro inefficacia. La lotta all’immigrazione irregolare deve tuttavia concentrarsi prioritariamente sul contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani, sul rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito, sull’effettività dei rimpatri di chi non possiede i requisiti per permanere nel territorio europeo e sulla rapidità delle procedure di accertamento del diritto di asilo. Un sistema realmente efficiente deve saper distinguere tra chi costituisce una minaccia per la sicurezza pubblica e chi versa esclusivamente in una condizione di irregolarità amministrativa, evitando automatismi che rischiano di comprimere diritti fondamentali senza produrre un reale incremento della sicurezza collettiva.
I punti salienti della riforma europea entrata in vigore a giugno
Lo scorso 12 giugno è ufficialmente entrato in vigore il Patto migrazione e asilo, costituito da ben dieci atti normativi dell’Unione Europea (nove regolamenti e una direttiva), volti a riformare il diritto dell’immigrazione sia in ambito unionale che negli ordinamenti degli Stati membri. In estrema sintesi, i punti salienti delle riforme prevedono: l’accelerazione delle decisioni delle domande di protezione internazionale, con riduzione delle salvaguardie e dei diritti dei richiedenti asilo (la stragrande maggioranza delle procedure amministrative si potrà svolgere nell’ambito delle innovate “procedure di frontiera” con tempi minimi di definizione), inibizione del diritto di ingresso per i richiedenti asilo nell’area Schengen e notevole potenziamento degli strumenti di limitazione della libertà personale dei richiedenti. Altra novità riguarda la possibilità di stipula di accordi con i “Paesi terzi sicuri”, cui delegare la gestione dei migranti richiedenti asilo. Altresì, in situazioni di crisi verrà consentito agli Stati membri dell’Unione di negare il diritto di richiedere asilo in situazioni genericamente definite “arrivi in massa” o di “strumentalizzazione” della migrazione da parte di Paesi terzi. E ancora, si stabiliscono nuove quote di ripartizione dei flussi migratori, sì da decongestionare gli Stati membri che fungono da frontiere esterne dell’Europa e da Paesi di primo ingresso. Tuttavia, tale ripartizione è accompagnata da un sistema su base “solidale” che permetterà agli altri Stati membri di, alternativamente: accogliere quote di migranti; fornire una contribuzione economica ai Paesi europei sotto pressione migratoria proporzionale alla quota di cittadini stranieri rifiutata; o fornire supporto logistico nella gestione della crisi migratoria. Pur rappresentando un tentativo di rafforzare la solidarietà tra gli Stati membri, tale meccanismo non affronta pienamente le cause strutturali dell’immigrazione irregolare. La redistribuzione dei migranti costituisce infatti uno strumento di gestione delle conseguenze del fenomeno, ma non può sostituire una strategia europea fondata sulla prevenzione delle partenze illegali, sul contrasto alle reti criminali transnazionali che sfruttano i flussi migratori e sul rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito.
La ricezione nell’ordinamento italiano tramite decretazione d’urgenza
L’Italia, in prossimità della scadenza del periodo transitorio, è intervenuta, con l’utilizzo dello strumento della decretazione d’urgenza, in materie tra loro profondamente eterogenee, dedicando il Capo II del d.l. n. 100 del 2026 proprio alla ricezione nell’ordinamento nazionale del Patto di migrazione e asilo. Si tratta di sei articoli (da 10 a 15), sostanzialmente riproduttivi dei principali Regolamenti europei del 2024, cui aggiungere gli artt. 16 e 17. L’art. 10 stabilisce che ai richiedenti asilo non venga più rilasciato un permesso di soggiorno provvisorio, bensì un documento nominativo. Tra i dati da inserire, figura la novità della cittadinanza/apolidia del richiedente protezione, così come l’indicazione di tale status e il divieto di spostarsi, anche temporaneamente in altri Stati. L’innovazione, come è agevole intuire, inciderà negativamente sulle possibilità di integrazione dei richiedenti asilo, impossibilitati di fatto ad accedere ad occupazioni lavorative regolari in assenza di un permesso di soggiorno. Tra le modifiche più incisive vi è sicuramente quella che introduce la riforma dell’art. 7, d.lg. 25/08, che ora stabilisce che non hanno più diritto al soggiorno in Italia i richiedenti asilo che formalizzino una domanda reiterata o per impedire una imminente espulsione o che siano destinatari di provvedimenti di estradizione o consegna ad altri Stati europei, Paesi terzi, Corte Penale Internazionale o qualsiasi altro giudice internazionale. Di particolare rilievo, ancora, è il neo introdotto art. 5 ter, d.lg. n. 142 del 2015, che stabilisce una nuova forma di limitazione della libertà personale dei richiedenti asilo. Invero, in tutte le procedure di frontiera e nei casi di concreto pericolo di irreperibilità dello straniero, questi viene “autorizzato a risiedere in luogo specifico”, dal quale non può lecitamente allontanarsi senza avviso da far pervenire alla Prefettura competente. Infine, in occasione di tutte le procedure di frontiera, il richiedente asilo potrà essere trattenuto sino all’accertamento del suo diritto di ingresso sul territorio nazionale. Le riforme che in questa sede si è cercato di sintetizzare e semplificare avranno una certa ed enorme portata sul diritto d’asilo, indebolendolo nelle sue stesse fondamenta. Ci si chiede, infatti, quanto effettiva potrà essere la protezione internazionale se il richiedente asilo viene privato della facoltà di integrazione e del diritto al soggiorno per il tempo quantomeno necessario ad un esame accurato della sua condizione personale. L’esigenza di assicurare procedure rapide e controlli efficaci non può tradursi in un generale arretramento delle garanzie riconosciute dal diritto internazionale ed europeo. L’efficienza amministrativa rappresenta un obiettivo imprescindibile, ma deve sempre conciliarsi con il rispetto dei principi di proporzionalità, dell’individualizzazione delle decisioni e della tutela effettiva dei diritti fondamentali.
Le criticità del nuovo Regolamento Europeo in materia di Rimpatri
Un focus specifico deve essere dedicato nel suddetto quadro unionale di misure di contrasto all’immigrazione irregolare al Regolamento Europeo in materia di Rimpatri approvato il 10 Giugno dal Parlamento Europeo, ma ancora non entrato in vigore. Scopo del Regolamento è quello di rendere effettivi, rapidi e certi i rimpatri dei cittadini extra comunitari irregolari. In primo luogo, le decisioni adottate dalle Autorità nazionali degli Stati membri che dispongono l’espulsione dei migranti irregolari ovvero privi di permesso di soggiorno potranno disporre l’obbligo di lasciare il territorio della Unione entro trenta giorni dalla notifica. Il cittadino straniero è tenuto alla cooperazione con le Autorità, le quali, in caso di mancata collaborazione, nonché laddove ritengano sussistenti i rischi di fuga o di minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza nazionale, potranno disporre il trattenimento. Particolare scalpore suscita l’aumento dei termini massimi per il trattenimento propedeutico all’esecuzione dell’espulsione, elevati addirittura sino 24 mesi, prorogabili fino a 30, laddove le Autorità nazionali ritengano plausibile la positiva conclusione del rimpatrio. Inoltre, allorquando il soggetto espulso cerchi di sottrarsi alla misura del trattenimento amministrativo recandosi in altro Stato membro, tali termini ricominceranno a decorrere poiché potrà essere adottato nei suoi confronti una nuova misura di limitazione della libertà personale. Nessuno scalpore, quanto piuttosto forti preoccupazioni, vengono destate invece dall’introduzione di nuove “misure investigative”, finalizzate ad assicurare l’effettività del rimpatrio.
La posizione di Meritocrazia Italia per un governo equilibrato dei flussi
Meritocrazia Italia ritiene condivisibile che l’Unione Europea stabilisca un percorso di programmazione della gestione dei flussi migratori. Tuttavia, desta forti preoccupazioni l’inasprimento, evidentemente sproporzionato, delle misure di contrasto all’immigrazione irregolare. Alla base dell’impianto normativo vi è una tendenza ad equiparare l’irregolarità amministrativa dell’ingresso e soggiorno nei territori europei (mancanza di visto di ingresso e/o permesso di soggiorno) alla pericolosità per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale. In concreto, la mancanza di un regolare titolo di soggiorno nella Unione europea viene sostanzialmente equiparata, per il trattamento cui viene sottoposto il migrante, a un crimine, pur essendo giuridicamente solo una irregolarità amministrativa, ponendosi in contrasto con il principio di proporzionalità e la tutela dello Stato di diritto e la protezione della dignità humana. Inoltre l’obbiettivo, neanche tanto celato, è quello di indebolire e ridimensionare l’unico vero baluardo a tutela del migrante rappresentato dal diritto di asilo, limitandone le garanzie operative e rendendo difficoltoso allo straniero esercitare il diritto alla difesa legale nei procedimenti di protezione internazionale. Ciò nonostante, è indubbio che le attuali normative sui rimpatri coattivi risultino inefficaci e inefficienti, riuscendo gli Stati membri nell’esecuzione dei provvedimenti di rimpatrio, in media, solo nei confronti del 20% degli stranieri raggiunti da provvedimenti espulsivi (con oscillazioni tra il 17% e il 24% nell’ultimo decennio). Tuttavia, la liberalizzazione dei blitz anti-immigrazione e la possibilità di trattenimento sine die dello straniero rappresentano una violazione del principio di uguaglianza.
Meritocrazia Italia ritiene che una politica migratoria realmente moderna non debba misurare la propria efficacia sull’inasprimento delle misure restrittive, bensì sulla capacità di governare il fenomeno attraverso strumenti più intelligenti, selettivi ed efficaci. Il contrasto all’immigrazione irregolare deve colpire prioritariamente le organizzazioni criminali che alimentano il traffico di esseri umani, rafforzando la cooperazione giudiziaria e di intelligence tra gli Stati membri e sviluppando accordi strutturali con i Paesi di origine e di transito. Al tempo stesso, è necessario distinguere nettamente tra coloro che rappresentano una concreta minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale e quanti si trovano in una condizione di mera irregolarità amministrativa. L’effettività dei rimpatri non può dipendere dall’estensione indiscriminata delle limitazioni della libertà personale, ma dalla rapidità delle procedure amministrative, dalla certezza delle decisioni e dalla reale collaborazione internazionale.
Meritocrazia Italia chiede che l’Italia, tramite i propri rappresentanti nelle Istituzioni europee, si faccia portavoce della necessità di bilanciare la normativa rimpatri europea. L’Europa ha il dovere di governare i flussi migratori con fermezza, ma anche con equilibrio, evitando che esigenze di sicurezza, pur legittime, conducano a un progressivo arretramento dei principi di proporzionalità, legalità e tutela dei diritti fondamentali che costituiscono il fondamento stesso dell’ordinamento europeo. Solo una strategia che coniughi sicurezza, legalità, cooperazione internazionale ed effettività delle procedure potrà garantire una gestione credibile, sostenibile e rispettosa dei valori sui quali l’Unione Europea è stata costruita.