Nuovi attacchi hanno colpito il Kuwait, mentre gli Stati Uniti cercano di mediare tra Libano e Israele per ridurre le tensioni. Si attende una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’avanzata israeliana, richiesta dalla Francia.
La notte è stata intensa in Medio Oriente. I media hanno riportato che Benjamin Netanyahu ha chiesto a Washington di intensificare le operazioni in Libano. In risposta, il segretario di Stato Marco Rubio ha contattato sia il presidente libanese Joseph Aoun sia le autorità di Tel Aviv per cercare di migliorare la situazione.
Conflitto e attacchi aerei
Questa escalation avviene a poche ore dalla conquista del castello di Beaufort e dall’avanzata israeliana di 25 chilometri oltre il Litani, mirata a isolare Hezbollah. Nonostante gli sforzi di mediazione di Rubio, le ostilità tra l’Idf e Hezbollah continuano, con Netanyahu che ha rivendicato attacchi aerei su un sobborgo di Beirut.
La situazione è ulteriormente complicata dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. Nella controproposta americana per un accordo, Donald Trump richiede condizioni più severe per Teheran. Gli attacchi degli ayatollah in Kuwait, che hanno colpito una base aerea statunitense, evidenziano l’instabilità della regione.
Reazioni internazionali
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che gli USA non rispettano il cessate il fuoco, avvertendo che “ogni scelta ha un prezzo”. Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha elogiato gli sforzi di Trump per raggiungere un accordo con l’Iran, sottolineando l’importanza di un cessate il fuoco solido e del sostegno alle autorità libanesi.
Il ministero degli Affari esteri del Kuwait ha condannato gli attacchi iraniani, definendoli un’escalation pericolosa e una violazione del diritto internazionale. Ha ribadito il diritto del Kuwait di difendersi e ha attribuito all’Iran la responsabilità di tali aggressioni.
In risposta, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha accusato gli Stati Uniti di violare il cessate il fuoco, aggiungendo che la Repubblica Islamica non si fida più delle promesse americane.