Donald Trump ha chiuso a Dallas la convention del Partito Repubblicano statunitense con un appello diretto agli elettori in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il presidente ha invitato i sostenitori a recarsi alle urne, arrivando a scherzare sul rischio di andare all’inferno per chi non votasse. L’appuntamento, ospitato all’American Airlines Center, è stato presentato come il primo grande momento organizzativo del partito in preparazione delle midterm, considerate decisive per gli equilibri politici della Casa Bianca.
L’attacco ai Democratici
Ad aprire la serata è stato il vicepresidente JD Vance, indicato da alcuni osservatori come possibile protagonista della corsa presidenziale del 2028. Nel suo intervento ha definito i Democratici il “partito dell’odio” e li ha accusati di disprezzare gli Stati Uniti e di mostrare simpatia per i terroristi responsabili degli attentati dell’11 settembre. Vance ha quindi chiesto agli elettori di riconoscere, a suo giudizio, la distanza tra i Repubblicani e i loro avversari e di difendere i risultati ottenuti dall’amministrazione nei primi 18 mesi.
Il vicepresidente ha sostenuto che una vittoria democratica consegnerebbe il Paese a un gruppo di “folli” intenzionato a distruggerlo. Il tono dell’intervento ha contribuito a caricare la platea in vista del voto di novembre, mentre la leadership repubblicana punta a mantenere il sostegno della base e a trasformare la consultazione in un giudizio sull’operato dell’amministrazione.
Le promesse del presidente
Nel suo discorso, Trump ha elogiato Vance e gli spettatori presenti nella sala, descritta come tutto esaurito. Ha rivendicato di essere stato eletto per salvare l’America e di avere mantenuto le promesse, affermando di aver trasformato un periodo buio in una “età dell’oro”. Rivolgendosi ai sostenitori, ha inoltre prospettato un dividendo da 5.000 dollari per ogni americano in caso di vittoria repubblicana alle midterm, mentre ha accusato i Democratici di voler confiscare la ricchezza, triplicare le tasse e intervenire sui figli dei cittadini.
Il presidente ha chiesto al pubblico di votare come se fosse lui stesso il candidato e come se il suo nome comparisse sulla scheda. In un passaggio particolarmente personale, ha invitato i presenti ad alzare la mano e a ripetere una promessa di fedeltà nei confronti del “più grande presidente della storia degli Stati Uniti”. Al termine ha assicurato che renderà di nuovo grande l’America, mentre centinaia di palloncini sono scesi sulla platea sulle note dell’inno nazionale.
Nel corso dell’intervento Trump ha anche difeso le decisioni assunte nella guerra con l’Iran, sostenendo che, se fosse necessario, agirebbe nello stesso modo. Pur ammettendo di interrogarsi talvolta sulle scelte compiute, ha affermato che l’Iran starebbe cedendo su tutti i fronti e ha detto che gli Stati Uniti controllano lo Stretto di Hormuz, da lui definito con una battuta “Stretto di Trump”. Il conflitto resta tuttavia poco gradito a una parte della sua base, che lo aveva sostenuto anche per una discontinuità rispetto alle guerre prolungate del passato.