Paletti romani

Vertice Ue, intesa notturna sull’energia e i conti

La premier chiede margini fiscali; conclusioni richiamano Ets2, mercato carbonio e bilancio pluriennale 2028-2034

Vertice Ue, intesa notturna sull’energia e i conti

Il Consiglio europeo ha raggiunto nella notte un’intesa sul capitolo dell’energia, dopo una giornata di confronto serrato tra gli Stati membri. Il negoziato si era bloccato sulle politiche per la transizione verde, sul funzionamento del mercato del carbonio e sugli effetti delle misure europee sui prezzi dell’energia.

Il punto più controverso ha riguardato l’Ets2, il sistema previsto dall’Unione europea per ridurre le emissioni nei settori non ancora coperti dal precedente meccanismo. Da una parte, alcuni Paesi hanno difeso la continuità della strategia sulle rinnovabili e sugli obiettivi climatici; dall’altra, è stata chiesta una revisione delle politiche considerate troppo gravose in una fase caratterizzata dal caro energia.

La revisione degli impatti dell’Ets2

Le conclusioni approvate al termine del confronto invitano la Commissione europea ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla sua struttura e alle misure di salvaguardia. Nel documento viene ribadita anche la necessità di mantenere un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, riducendo la volatilità dei prezzi.

Il Consiglio chiede inoltre di contenere l’incidenza del sistema sulle bollette elettriche, senza però mettere in discussione il ruolo dell’Ets. L’Italia, che sul dossier ha lavorato insieme ai Paesi del gruppo di Visegrad, ha sostenuto la necessità di introdurre correttivi legati alla crisi energetica, mantenendo gli obiettivi climatici fissati dall’Unione.

La posizione di Roma non punta allo smantellamento dell’Ets1 né al rinvio dell’Ets2. L’ipotesi considerata è piuttosto quella di una eccezione nazionale temporanea, sul modello del meccanismo adottato per la penisola iberica nel 2023. La richiesta italiana mira quindi a ottenere margini di intervento circoscritti, in risposta agli effetti eccezionali del costo dell’energia.

Il confronto sulla flessibilità fiscale

Il negoziato si è poi spostato sul tema della flessibilità. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto che il caro prezzi venga riconosciuto dalla Commissione come un fattore esterno determinante, pur nel rispetto delle regole fiscali europee. La proposta ha ricevuto il sostegno esplicito soltanto della Grecia.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha invece richiamato alla prudenza nella gestione dei conti pubblici. Come misura immediata ha indicato la proroga del regime degli aiuti di Stato introdotto per affrontare la crisi energetica. Il confronto sulla flessibilità resta quindi aperto e legato alla valutazione degli effetti economici della crisi.

Un altro dossier affrontato dai leader è stato il bilancio pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034. Meloni ha riunito gli Amici della Coesione e promosso una dichiarazione comune con alcune condizioni ritenute prioritarie dall’Italia: risorse adeguate per gli obiettivi condivisi, tutela della Politica agricola comune sia sul piano finanziario sia nelle regole di erogazione, contributi equi degli Stati membri alle risorse proprie e superamento degli sconti sui versamenti nazionali.

Roma sostiene la necessità di un bilancio ambizioso, ma chiede che il nuovo quadro finanziario non determini un aggravio sproporzionato per l’Italia. Sul negoziato restano tuttavia posizioni distanti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito la richiesta di ulteriori tagli rispetto a quelli già previsti nella proposta elaborata dalla presidenza irlandese. L’accordo complessivo sul bilancio potrebbe così slittare oltre la fine del 2026.