DECARBONIZZAZIONE

Via definitivo del Senato alla legge delega per il nucleare: prime centrali nel 2034

Le opposizioni: "Follia anche economica". Il ministro Pichetto Fratin: "E' sostenibile"

Via definitivo del Senato alla legge delega per il nucleare: prime centrali nel 2034

L’Assemblea del Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva mercoledì 23 settembre 2026 il disegno di legge delega per il rientro dell’Italia nel settore dell’energia nucleare. Il testo ha ottenuto 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, completando così l’iter parlamentare stabilito dall’esecutivo. La normativa fissa le basi giuridiche per la riattivazione delle tecnologie atomiche a basse emissioni nel Paese, ponendo come orizzonte temporale per l’operatività dei primi reattori il 2034.

I contenuti del provvedimento e la nuova governance

Il provvedimento conferisce al Governo l’incarico di adottare entro ventiquattro mesi un insieme di decreti legislativi per riorganizzare il quadro regolatorio nazionale. I decreti disciplineranno le procedure autorizzative, le garanzie di sicurezza e le modalità di stoccaggio definitivo per le scorie. La strategia predisposta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica si focalizza sui reattori modulari di piccola e media taglia, noti come SMR e AMR.

La tabella sottostante riassume le scadenze e gli elementi chiave previsti dal piano governativo:

Ambito Dettaglio Normativo
Emanazione Decreti Delega di 24 mesi al Governo
Tecnologia Reattori SMR e AMR di nuova generazione
Entrata in funzione Stimata tra il 2033 e il 2034
Organo di Controllo Istituzione della nuova Autorità di Sicurezza

Lo scontro politico tra esecutivo e minoranze

Al termine delle votazioni nell’aula romana, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha espresso soddisfazione per il traguardo raggiunto, definendo la legge un passaggio decisivo per la competitività economica e per l’indipendenza energetica della nazione. Il titolare del dicastero ha ribadito che la scelta risponde ai parametri di sostenibilità e decarbonizzazione fissati dalle istituzioni internazionali. Dello stesso avviso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale ha evidenziato come l’esito del voto rispetti gli impegni assunti con gli elettori.

I rappresentanti dei gruppi parlamentari di minoranza hanno contestato duramente l’approvazione del testo, definendo l’impianto normativo un intervento antieconomico e rischioso. Gli esponenti delle opposizioni sostengono che concentrare risorse pubbliche sulle tecnologie atomiche rallenti gli investimenti sulle fonti rinnovabili come fotovoltaico ed eolico, aumentando i costi delle bollette per i cittadini.