Il monitoraggio continuo del glucosio (Cgm) è sempre più sostenuto dalle evidenze scientifiche nella gestione delle persone con diabete di tipo 2, ma in Italia l’accesso alle tecnologie resta disomogeneo. Il tema è stato discusso a Milano, durante il 62° Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes, in corso nel capoluogo lombardo.
Nel corso dell’appuntamento sono stati presentati nuovi dati ottenuti nella pratica clinica e in studi controllati su persone trattate con insulina basale. Secondo uno studio real-world condotto negli Stati Uniti su quasi 28mila adulti, l’utilizzo del Cgm è stato associato a un rischio di morte inferiore del 45% a 12 mesi e del 36% a 24 mesi, oltre che a una riduzione delle complicanze cardiovascolari, comprese quelle ricorrenti. La ricerca ha confrontato circa 14mila utilizzatori di sistemi Cgm con altrettante persone che non li utilizzavano, mettendo a confronto le due coorti sulla base di 29 caratteristiche iniziali. Si tratta di un’associazione osservata nei dati, non della prova di un rapporto causale.
I risultati degli studi
Un altro lavoro, lo studio multicentrico randomizzato FreeDM2, ha coinvolto 303 persone in terapia con insulina basale in 24 centri del Regno Unito. Dopo quattro mesi, chi utilizzava la tecnologia Libre di Abbott ha registrato una riduzione dello 0,6% dell’HbA1c e ha trascorso circa 2,5 ore in più al giorno nell’intervallo glicemico considerato ottimale rispetto all’automonitoraggio attraverso la puntura del dito. I partecipanti assumevano anche un inibitore Sglt2 o un agonista del recettore Glp-1 e non utilizzavano insulina rapida né sulfoniluree.
Risultati coerenti sono stati riferiti anche da uno studio italiano condotto su 88 persone con diabete di tipo 2 sottoposte a terapia insulinica basale. Dopo tre mesi di utilizzo del sistema di monitoraggio Libre, la ricerca ha rilevato un miglioramento del controllo glicemico, un aumento del tempo trascorso nel range terapeutico e un miglioramento della qualità di vita.
Le differenze tra le Regioni
Le linee guida della Società italiana di diabetologia e dell’Associazione medici diabetologi, pubblicate nel Sistema nazionale delle linee guida dell’Istituto superiore di sanità e aggiornate a ottobre 2025, raccomandano fortemente il Cgm anche per le persone con diabete di tipo 2 trattate con la sola insulina basale. Andrea Giaccari, diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma e coordinatore delle linee guida italiane, ha sottolineato che il dibattito si è spostato dall’efficacia dello strumento alla sua applicazione uniforme nella pratica clinica.
Resta però una marcata differenza nei criteri di rimborsabilità. In alcune Regioni l’accesso è limitato alle persone sottoposte a terapia insulinica multi-iniettiva; in altre è stato esteso a chi segue una terapia con sola insulina basale e, in condizioni specifiche, anche a pazienti non trattati con insulina. Lina Delle Monache, rappresentante delle associazioni dei pazienti, ha chiesto un aggiornamento coordinato dei livelli essenziali di assistenza e dei percorsi di rimborso.
Abbott, promotrice della comunicazione diffusa in occasione del congresso, sostiene che le nuove evidenze rafforzino la necessità di rendere disponibili queste tecnologie alle persone che possono beneficiarne. Le valutazioni riportate riguardano soprattutto soggetti con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale e comprendono dati prodotti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Italia. Il punto ancora aperto, emerso dagli interventi, riguarda quindi la traduzione delle raccomandazioni scientifiche in criteri omogenei sul territorio nazionale.