La rete ospedaliera italiana ha perso circa 10 mila posti letto, con una riduzione particolarmente marcata nell’area della medicina interna. È quanto rileva la Società italiana di medicina interna, la SIMI, nel quadro descritto in un contenuto dedicato alla sanità e pubblicato il 4 ottobre 2026. Il dato viene associato a un aumento della pressione sul personale e alla difficoltà di trattenere i professionisti all’interno delle strutture.
La riduzione della medicina interna
Secondo la SIMI, nel tempo è stato cancellato circa un terzo dei posti letto di medicina interna. Il testo non indica una distribuzione territoriale della riduzione, ma evidenzia il peso che questa contrazione ha sull’organizzazione dell’assistenza. La medicina interna svolge un ruolo centrale nella gestione di pazienti con quadri complessi e nella presa in carico di persone che necessitano di cure ospedaliere.
Alla diminuzione delle disponibilità nei reparti, sempre secondo la ricostruzione fornita, non sarebbe corrisposta una rete territoriale capace di garantire un adeguato supporto. L’assenza di una rete di sostegno sul territorio finisce così per lasciare sulle strutture ospedaliere una parte significativa della domanda assistenziale, aumentando le difficoltà nella gestione quotidiana dei pazienti e dei percorsi di cura.
Carichi di lavoro e personale
La conseguenza indicata dalla società scientifica è un aggravio del lavoro per i professionisti rimasti in servizio. Il maggiore carico contribuisce, secondo la SIMI, a rendere più difficile la permanenza negli ospedali: i medici che lasciano il sistema sarebbero più numerosi di quelli che vanno in pensione. Il testo collega quindi la riduzione degli organici non soltanto al normale ricambio anagrafico, ma anche alle dimissioni.
Il quadro descritto mette in relazione tre elementi: la perdita di posti letto, la mancanza di un adeguato supporto extraospedaliero e la crescente pressione sul personale. La SIMI segnala che questa combinazione può rendere più fragile l’equilibrio dell’assistenza, soprattutto nei reparti di medicina interna, dove la riduzione degli spazi disponibili si somma alla difficoltà di mantenere gli organici. Nel contenuto non vengono indicati interventi specifici né misure già adottate per invertire la tendenza.