La Coppa del Mondo 2026, ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico, è al centro di un caos senza precedenti riguardante i visti d’ingresso, con la Fifa e il suo presidente Gianni Infantino che si trovano a fronteggiare numerosi incidenti alle frontiere. La situazione più critica riguarda la nazionale iraniana, che ha dovuto affrontare difficoltà significative per ottenere i visti necessari per partecipare al torneo. Solo il 6 giugno, a pochi giorni dall’inizio della competizione, sono stati emessi i visti per i giocatori iraniani, costringendo la squadra a spostare la propria base da Tucson, in Arizona, a Tijuana, in Messico.
La guerra in corso tra Iran e Stati Uniti ha reso la situazione ancora più complessa, con la delegazione iraniana che ha ricevuto notizie contrastanti riguardo alla possibilità di pernottare negli Stati Uniti. Secondo le regole della Fifa, ogni squadra deve effettuare una conferenza stampa e un allenamento il giorno prima della partita, ma il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, ha confermato che la squadra potrà entrare negli Stati Uniti solo il giorno prima di ogni incontro, rimanendo quindi in Messico per il resto del tempo.
Problemi di accesso per tutti
Il caos non si limita all’Iran. I travel ban emessi dall’amministrazione Trump nel giugno 2025 hanno colpito anche tifosi e membri di altre nazioni. Diversi tifosi provenienti da paesi come Marocco e Scozia hanno visto i loro visti revocati senza spiegazioni. Anche l’attaccante iracheno Aymen Hussein è stato trattenuto per sette ore all’aeroporto di Chicago prima di poter unirsi ai suoi compagni di squadra, mentre il fotografo della Federcalcio irachena, Talal Salah, è stato rimandato indietro dopo dieci ore di interrogatorio.
La situazione è stata ulteriormente complicata da perquisizioni invasive, come quella subita dalla squadra dell’Uzbekistan, allenata da Fabio Cannavaro, che ha affrontato controlli con cani antidroga all’arrivo a New York. Anche l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, designato dalla Fifa per dirigere alcune partite, ha visto negato il suo ingresso negli Stati Uniti, evidenziando le difficoltà che molti stanno affrontando.
Il rapporto tra Fifa e Trump
Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha cercato di mantenere buoni rapporti con Donald Trump, ma questo legame non ha portato a risultati concreti per garantire un accesso regolare al torneo. Infantino aveva avvertito Trump nel 2017 che le squadre qualificate dovevano avere accesso al paese ospitante, ma oggi si trova a gestire una situazione che contraddice le sue stesse affermazioni. Mentre il mondo dello sport è abituato a vedere paesi autoritari utilizzare eventi come il Mondiale per migliorare la propria immagine, gli Stati Uniti stanno mostrando un volto ostile e problematico in questo contesto.