Sanità pubblica

Virus Shamonda, la Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica chiede più controlli sulle infezioni

Decesso registrato in Francia riaccende l’attenzione su prevenzione, animali, ambiente e patogeni emergenti

Virus Shamonda, la Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica chiede più controlli sulle infezioni

Ieri, giovedì 22 ottobre 2026, si è riaccesa l’attenzione sui rischi legati alle patologie animali dopo la segnalazione del primo contagio umano da virus Shamonda in Francia, associato alla morte di un paziente. Il patogeno circola prevalentemente negli allevamenti bovini attraverso punture di insetti vettori, identificando il settore zootecnico come serbatoio critico per il potenziale salto di specie. L’episodio non configura al momento un’allerta generale, ma costituisce un richiamo alla costante vigilanza sulle malattie infettive emergenti.

La richiesta della società scientifica

A sottolineare la gravità del tema è stato Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), durante il Congresso nazionale dell’organizzazione. Secondo Di Rosa, il caso registrato sul territorio francese dimostra quanto sia cruciale evitare cali di attenzione verso gli agenti patogeni in grado di trasmettersi alla popolazione civile, imponendo una continua attività di monitoraggio sulla loro eventuale circolazione.

La società scientifica sostiene la necessità di instaurare una sinergia operativa tra sanità pubblica, medicina veterinaria e strutture ambientali. Il fine espresso è la concreta attuazione del modello One Health, approccio integrato basato sull’interconnessione tra benessere umano, salute animale ed equilibrio degli ecosistemi. Il contenimento dei fattori di rischio richiede infatti l’intervento coordinato di competenze multidisciplinari anziché la gestione isolata di un singolo comparto.

Il richiamo del ministero

Il ministero della Salute si era già attivato sulla questione evidenziando la presenza del virus Shamonda nel continente europeo e la sua comparsa all’interno di varie strutture zootecniche italiane. L’intervento istituzionale risale a giovedì 17 settembre 2025, data in cui le autorità sanitarie sollecitavano l’adozione di rigorose misure di sorveglianza veterinaria negli impianti di allevamento. Tale attività rientra nei programmi ordinari di tracciamento dei patogeni animali potenzialmente pericolosi per le persone in specifiche circostanze espositive.

I quadri clinici risultano ulteriormente complessi a causa del progressivo mutamento climatico globale. Le variazioni nelle temperature alterano la distribuzione geografica e i periodi di attività degli insetti vettori, agevolando la penetrazione di agenti infettivi in aree geografiche storicamente protette. Tale dinamica espone il territorio nazionale al contatto con agenti patogeni inediti, imponendo il tempestivo aggiornamento dei protocolli di prevenzione.

Di Rosa ritiene indispensabile destinare risorse al potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione per garantire l’intercettazione precoce di simili dinamiche infettive. Il presidente della SItI ha sollecitato l’integrazione di personale qualificato, competenze tecniche e reti informative tra istituzioni sanitarie.

“La prevenzione deve puntare ad anticipare i rischi e non limitarsi alla gestione delle emergenze quando si sono già manifestate.”