Vertenza nazionale

Contratto bancari, Sileoni: «Il rinnovo non può attendere»

La trattativa con l’ABI è ferma: il sindacato annuncia possibili tensioni sugli assetti del credito e chiede una quota degli utili al personale

Contratto bancari, Sileoni: «Il rinnovo non può attendere»

Il rinnovo del contratto nazionale dei bancari è il primo nodo indicato da Lando Maria Sileoni, segretario generale della FABI, intervenuto ad AdnFinance, il format televisivo di Adnkronos. Il contratto è scaduto il 31 marzo e, dopo tre incontri, la trattativa con l’ABI non è ancora entrata nel merito delle richieste presentate dalle organizzazioni sindacali. Il quarto appuntamento è previsto a Roma, nella sede dell’associazione bancaria.

Secondo Sileoni, il comitato sindacale dell’ABI non avrebbe ancora ricevuto un mandato sufficiente per avviare un confronto concreto. La parte economica resta il capitolo più delicato, ma anche le richieste normative contenute nella piattaforma sindacale comportano costi per l’associazione e per i singoli gruppi. A rallentare il negoziato, nella sua lettura, contribuiscono anche le operazioni straordinarie che stanno modificando gli equilibri del settore: gli istituti potrebbero attendere di conoscere i nuovi assetti prima di assumere impegni.

La richiesta di aumenti e il rischio di conflitto

La FABI punta a un accordo con l’ABI e con i gruppi bancari, ma considera prioritaria la tutela del potere d’acquisto. Sileoni richiama la platea di 260 mila addetti delle banche e i quasi 30 mila lavoratori del credito cooperativo, ai quali si applica un contratto nazionale distinto. A suo giudizio, l’esito del negoziato ABI finirà comunque per influenzare anche il percorso del credito cooperativo.

Il segretario generale avverte che un ulteriore rinvio potrebbe tradursi in una richiesta di aumenti più elevati, qualora l’inflazione tornasse a incidere sui redditi. In assenza di un’intesa in tempi ragionevoli, la federazione si dice pronta a irrigidire il confronto e a congelare i rapporti con gli amministratori delegati, fino a bloccare i risultati legati alle operazioni straordinarie. La conseguenza prospettata è una fase di maggiore conflittualità nei gruppi, con possibili effetti sui tempi e sugli esiti delle riorganizzazioni.

La posizione viene presentata come uno strumento di tutela degli interessi economici e normativi del personale. Il confronto potrebbe riguardare anche gli istituti non coinvolti nelle principali operazioni di aggregazione, chiamati a verificare i propri piani industriali e le ricadute sulle relazioni sindacali.

Utili, manovra economica e risiko

Un altro tema sollevato nell’intervista è la distribuzione dei risultati del settore. Sileoni cita oltre 50 miliardi di utili bancari e sostiene che una quota della ricchezza prodotta debba essere destinata anche alle lavoratrici e ai lavoratori, oltre che agli amministratori e agli organi societari. Per la FABI, il rinnovo dovrebbe quindi prevedere aumenti economici e miglioramenti normativi coerenti con il contributo del personale, incidendo anche sulla qualità della vita professionale.

Il sindacalista separa il negoziato dal confronto tra governo e banche sulle risorse per la manovra economica. A suo avviso, il contributo eventualmente richiesto dall’esecutivo non deve essere collegato al contratto nazionale. Sileoni richiama inoltre la necessità di rispettare gli accordi già sottoscritti e invita a coinvolgere anche altri soggetti finanziari, per evitare che gli istituti diventino l’unico riferimento nei momenti di emergenza.

Le aggregazioni e le acquisizioni in corso possono avere conseguenze su organici, sportelli, piani industriali e armonizzazione dei trattamenti. Sileoni ricorda che, nelle precedenti riorganizzazioni, il confronto sindacale ha consentito di gestire le ricadute occupazionali attraverso strumenti volontari, come prepensionamenti ed esodi incentivati, senza ricorrere ai licenziamenti collettivi. Chiusure, cessioni e riduzioni degli organici dovranno essere valutate sulla base dei piani effettivi.

Il risiko, secondo il segretario della FABI, potrebbe proseguire anche dopo le operazioni attualmente più rilevanti, sostenuto dalla dimensione degli istituti e dalla disponibilità di risorse finanziarie. Tra i dossier citati c’è quello relativo a UniCredit e Commerzbank: la definizione degli assetti proprietari non esaurirebbe le questioni, perché resterebbe da affrontare la gestione del gruppo tedesco e la sensibilità politica emersa in Germania. Sullo sfondo resta la tutela del risparmio degli italiani e la capacità delle banche di distribuire parte della ricchezza ai territori e al personale.