Riconoscere i segnali di pericolo, ascoltare le richieste d’aiuto e intervenire prima che la violenza sfoci in una tragedia. Sono le priorità emerse dalla seconda riunione degli Stati Generali contro i femminicidi, gli abusi e i maltrattamenti, che il 21 ottobre ha riunito nella Chiesa degli Artisti, in Piazza del Popolo a Roma, rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine, della sanità e della società civile.
L’iniziativa, promossa da Catia Acquesta, Paolo Crisafi e dal vescovo Antonio Staglianò, nasce con l’obiettivo di superare la frammentazione degli interventi e costruire una collaborazione stabile tra i soggetti impegnati nella prevenzione, nella protezione e nel contrasto alla violenza sulle donne. Al centro del confronto sono state indicate l’educazione al rispetto e la creazione di un coordinamento nazionale capace di mettere in comunicazione competenze e servizi già presenti sul territorio.
Il ricordo di Lorena Isceri
Uno dei momenti centrali della riunione è stata la testimonianza di Franco e Antonietta Isceri, genitori di Lorena, la donna di 45 anni uccisa il 3 settembre dopo essere stata gettata da un viadotto dell’autostrada A1, nei pressi di Barberino del Mugello (immagine di copertina). La loro presenza ha riportato il confronto al dolore delle famiglie colpite e alla necessità di trasformare la solidarietà in strumenti concreti per proteggere altre donne.
Paolo Crisafi ha ricordato la decisione dei genitori di condividere pubblicamente la propria esperienza, sottolineando che hanno scelto di parlare non soltanto per sé, ma anche per gli altri. Il nome di Lorena, ha spiegato, non dovrebbe diventare solo una voce in un elenco di vittime, ma restare legato alla possibilità di salvare altre vite. Da qui il richiamo alla responsabilità delle istituzioni e della società civile: contare le donne uccise impone anche di interrogarsi su ciò che avrebbe potuto essere fatto quando erano ancora vive.
Formazione e coordinamento dei servizi
Catia Acquesta, coordinatrice dell’iniziativa, ha indicato due direttrici operative: la formazione, per promuovere una cultura della dignità e del rispetto, e la costruzione di una rete nazionale tra sanità, forze di polizia e terzo settore. Nel corso dell’incontro ha richiamato il Decalogo Salvavita e i 10 Comandamenti, strumenti nati anche dalla sua esperienza personale, e ha ribadito la necessità di imparare a interrompere una relazione senza che questo comporti il rischio di perdere la vita.
L’obiettivo è dare continuità alla collaborazione tra istituzioni, professionisti e associazioni, trasformando il confronto in iniziative comuni e rafforzando la capacità di riconoscere tempestivamente le situazioni di pericolo. La rete proposta dovrebbe collegare i diversi servizi e favorire risposte più coordinate per chi chiede aiuto.
All’incontro è intervenuto Renato Loiero, consigliere della presidente del Consiglio, in rappresentanza di Giorgia Meloni. Nel manifestare vicinanza ai genitori di Lorena, ha sostenuto che ascoltare le famiglie delle vittime significa assumersi l’impegno di impedire il ripetersi di altre tragedie. Loiero ha richiamato gli interventi del governo contro la violenza sulle donne, osservando tuttavia che resta ancora molto da fare. La sfida, ha affermato, è anche culturale e organizzativa e richiede una rete integrata tra istituzioni, sanità pubblica, associazioni, forze dell’ordine e organismi territoriali.
Nel suo messaggio, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, ha invitato a non considerare la violenza un fatto privato, un raptus o un destino. Il femminicidio, ha osservato, riguarda l’intera comunità e affonda le proprie radici in una cultura nella quale l’amore viene confuso con il possesso. Per Zuppi, educare a relazioni libere e rispettose significa costruire comunità capaci di accogliere chi soffre: ascolto, denuncia e protezione sono stati indicati come passaggi concreti della prevenzione.
Il vescovo Antonio Staglianò ha affidato a una preghiera il ricordo delle vittime e la vicinanza ai loro figli, chiedendo che si spezzino le catene della violenza. Tra i partecipanti figuravano la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, Pietro Grasso, presidente della Fondazione Scintille di Futuro, e il commissario straordinario per la ricostruzione post sisma 2016 Guido Castelli. Presenti anche esponenti delle forze dell’ordine e della sanità, tra cui Giuseppe Bonadonna, Massimo Improta e Maria Paola Saggese.