DOPO 60 ANNI

Ex Ilva si ferma: Cassazione conferma stop deciso da Tribunale di Milano, Governo dissente

"Il diritto alla salute viene prima di qualsiasi altra cosa": i giudici confermano la chiusura dell'area a caldo a Taranto ponendo la tutela della vita davanti alla produzione industriale

Ex Ilva si ferma: Cassazione conferma stop deciso da Tribunale di Milano, Governo dissente

Ieri, giovedì 29 ottobre 2026 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla gestione di Acciaierie d’Italia e dal governo contro la decisione del Tribunale di Milano. I magistrati hanno stabilito il blocco definitivo dei componenti produttivi dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico situato nel comune di Taranto. La pronuncia chiude un contenzioso giudiziario durato mesi e impone la fermata degli impianti per prevenire ulteriori impatti sanitari sulla popolazione locale.

La decisione della Corte di Cassazione e la priorità della salute

Il provvedimento giudiziario sancisce la prevalenza delle garanzie sanitarie sul prosieguo delle attività manifatturiere. I giudici supremi hanno richiamato le direttive e la giurisprudenza stabilita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per confermare la legittimità dello spegnimento ordinato dai giudici milanesi.

“Il diritto alla salute e il diritto alla vita non possono essere subordinati a esigenze di carattere economico e produttivo”.

Il principio espresso dal presidente del collegio giudicante Cassano Margherita ribadisce l’obbligo di sospensione delle attività industriali in presenza di pericoli gravi e reiterati per la salute pubblica. La decisione impone l’adozione immediata delle procedure tecniche necessarie per la messa in sicurezza dell’impianto pugliese.

Il dissenso del Governo e le conseguenze industriali

Le strutture ministeriali competenti hanno espresso contrarietà verso la decisione finale della Magistratura. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso Adolfo ha evidenziato le ripercussioni operative e occupazionali derivanti dal blocco della filiera dell’acciaio.

“La chiusura dei focolai produttivi rischia di compromettere la stabilità industriale della nazione e la tenuta dei livelli occupazionali del settore”.

L’esecutivo guidato dal presidente del consiglio Meloni Giorgia sta valutando le opzioni normative per gestire la fase transitoria ed evitare l’interruzione irreversibile della catena produttiva.

La nota di Palazzo Chigi:

“Il Governo non può che prendere atto della pronuncia della Cassazione su ex Ilva, che disattende le motivate conclusioni della Procura generale della stessa Cassazione.

Lo stesso Governo non si sottrarrà all’esercizio delle proprie responsabilità, come ha fatto finora, come confermato dal decreto-legge entrato in vigore qualche giorno fa e come ribadito nell’incontro con i sindacati svolto a Palazzo Chigi martedì scorso.

È evidente che questa sentenza, il cui contenuto va approfondito, complica ulteriormente un percorso che è stato sempre più difficile e costellato da ogni tipo di ostacoli”.

Le organizzazioni sindacali richiedono interventi immediati a tutela dei lavoratori coinvolti dalle procedure di arresto.

Le procedure tecniche per lo spegnimento dell’area a caldo

Le operazioni di spegnimento degli altoforni richiedono protocolli ingegneristici complessi per evitare danni strutturali permanenti o incidenti operativi. I tecnici dovranno gestire il drenaggio del metallo fuso, operazione comunemente denominata spillamento della salamandra, seguendo le direttive fissate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il completamento delle fasi di arresto richiederà diverse settimane di attività presidiata dai tecnici specializzati per garantire la sicurezza del sito e la salvaguardia dell’ambiente circostante.