Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, è intervenuto con due video sulla scarcerazione di Youssef Siher, l’uomo indicato come la mente del movimento nato dopo gli scontri del 17 ottobre. Il primo cittadino ha commentato con toni fortemente sarcastici la figura dell’indagato, ma nel secondo intervento ha richiamato il rispetto dovuto alla decisione del magistrato che ne ha disposto la liberazione.
Nel primo video, intitolato Da Che Guevara a Youssef Siher: non ci sono più le mezze stagioni e i rivoluzionari di un tempo, De Luca ha collegato la vicenda ai disordini verificatisi durante i cortei.
Secondo il sindaco, dopo la notizia dell’individuazione della persona dalla quale sarebbero partiti messaggi online e incitamenti alla violenza, molti avevano immaginato di trovarsi davanti al capo di un’organizzazione rivoluzionaria. La successiva diffusione delle immagini di Siher avrebbe invece alimentato, nelle parole di De Luca, una forte delusione, espressa attraverso una serie di paragoni e definizioni denigratorie rivolte all’uomo.
Il confronto con Che Guevara
Il sindaco ha contrapposto l’immagine di Che Guevara, legata ai ricordi della sua generazione e al canto Hasta Siempre, a quella di Siher. Da qui la conclusione secondo cui non esisterebbero più i rivoluzionari di un tempo, ma soltanto figure che De Luca ha definito con espressioni sprezzanti. Nello stesso intervento ha tuttavia invitato i giovani a prestare attenzione, sostenendo che l’assenza di una carica rivoluzionaria non escluderebbe la possibile pericolosità della persona.
De Luca ha richiamato anche il personaggio di Rosario Chiarchiaro, protagonista della novella pirandelliana La patente, descrivendo Siher come portatore di un presunto potere occulto. Da questa interpretazione è nato l’appello rivolto ai ragazzi a non coinvolgerlo nelle manifestazioni, accompagnato dalla previsione di possibili conseguenze negative. Il sindaco ha inoltre criticato la diffusione di immagini e registrazioni dell’indagato, sostenendo che l’Autorità garante per la protezione dei dati personali sarebbe rimasta silente davanti alla circolazione dei contenuti.
Il richiamo al rispetto della decisione
Nel secondo video, pubblicato alcune ore dopo, il primo cittadino ha assunto un tono più istituzionale.
De Luca ha dichiarato che la decisione del Gip di Milano deve essere rispettata e ha distinto tra la condanna morale per messaggi giudicati irresponsabili e l’accertamento di una responsabilità penale per reati specifici. In assenza di prove certe, ha osservato, non si può disporre la detenzione. Lo stesso principio varrebbe, a suo giudizio, anche davanti all’ipotesi di terrorismo, se non fosse dimostrato un legame diretto con tale reato.
Il sindaco ha poi sostenuto che il rispetto del provvedimento giudiziario non equivale a considerare rispettabile il comportamento tenuto online. Ha definito intollerabili i contenuti attribuiti a Siher e ha spostato l’attenzione sugli effetti dei cortei e delle violenze. Nel suo intervento ha citato il diritto di chi lavora nei negozi a non essere aggredito e ha condannato furti e attacchi contro le attività commerciali.
De Luca ha infine condannato l’uso di martelli, spranghe, pietre e bombe carta contro poliziotti, carabinieri e finanzieri impegnati nei servizi di ordine pubblico. A suo avviso, i social network rendono oggi più insidiosi i meccanismi di diffusione dei messaggi e di organizzazione del disordine. La posizione espressa nei due video tiene quindi insieme due richiami: da un lato, l’obbligo di rispettare la decisione del giudice; dall’altro, la condanna delle violenze e dei contenuti diffusi online durante la mobilitazione.