Tensioni Iraniane

Trump tra negoziati e attacchi: la questione dello Stretto di Hormuz

Trump annuncia operazioni militari, ma l'Iran si concentra su accordi bilaterali

Trump tra negoziati e attacchi: la questione dello Stretto di Hormuz

Negli oltre cinque mesi passati dall’inizio del conflitto, Donald Trump ha oscillato tra minacce di attacchi militari contro l’Iran e annunci di imminenti negoziati con la Repubblica islamica. L’ultimo sviluppo è avvenuto il 3 agosto 2026, quando Trump ha annunciato nuove operazioni militari, per poi tornare sui suoi passi a seguito di pressioni da parte di Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che attualmente non ci sono negoziati con gli Stati Uniti, ma solo colloqui tra Iran e Oman per garantire un transito sicuro nello Stretto di Hormuz. Questo stretto è cruciale per la navigazione e il commercio internazionale, e la sua sicurezza è al centro delle tensioni regionali.

Le pressioni diplomatiche

Il conflitto ha visto Trump alternare minacce e tentativi di dialogo, come evidenziato da un’analisi del New York Times che lo descrive come in un “vicolo cieco”. Secondo Khaled Elgindy del Center for Contemporary Arab Studies, Trump sembra seguire le indicazioni dell’ultima persona con cui parla, come il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Il 28 luglio, Trump ha incontrato Netanyahu alla Casa Bianca, cinque mesi dopo l’avvio delle operazioni militari contro l’Iran. Questo incontro è avvenuto dopo che Trump ha avuto colloqui con il ministro saudita della Difesa, Khalid bin Salman, e con il principe ereditario saudita, il quale ha influenzato Trump a non intensificare il conflitto.

Prospettive future

Nonostante le dichiarazioni ottimistiche di Trump riguardo a una ripresa dei negoziati, l’Iran si concentra su un accordo bilaterale con Oman per gestire la situazione nello Stretto di Hormuz. Il Wall Street Journal ha sottolineato come la questione rimanga se i partner del Golfo riusciranno a garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz, gettando le basi per futuri negoziati sul nucleare.

Il comportamento di Trump è stato descritto da Daniel Shapiro, ex ambasciatore in Israele, come un “duro colpo per la deterrenza americana”, evidenziando che né gli alleati né gli avversari iraniani credono alle sue parole. La diplomazia, pur proteggendo Trump da rischi militari immediati, porta con sé il rischio che l’Iran possa sfruttare l’esitazione di Trump per aumentare la propria influenza nei negoziati, mentre si avvicinano le elezioni di Midterm.