Nuovi rilievi

Caso ricina: confronto in questura sul caso delle morti di Pietracatella

Analisi tedesche senza tracce del veleno nei campioni di padre e figlia; ascoltata anche una conoscente

Caso ricina: confronto in questura sul caso delle morti di Pietracatella

Nuovo passaggio nell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nelle ore successive al Natale scorso. Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella, è rimasto per oltre tre ore negli uffici della questura. Secondo quanto riferito, nell’ambito degli accertamenti si è svolto un confronto tra l’uomo e una sua amica.

Negli uffici erano presenti anche la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile Marco Graziano. Il confronto rappresenta un ulteriore sviluppo del giallo che da mesi impegna gli investigatori, chiamati a ricostruire le circostanze della morte delle due donne e a verificare l’eventuale esposizione di altre persone alla sostanza tossica.

Gli esami arrivati da Berlino

Il passaggio in questura è avvenuto il giorno dopo l’arrivo da Berlino dei primi esiti degli esami del sangue eseguiti su Gianni Di Vita e sulla sorella di Sara, Alice. I prelievi erano stati effettuati il 1° luglio e la Procura di Larino aveva chiesto agli esperti tedeschi di verificare la presenza di anticorpi riconducibili a una possibile esposizione alla ricina.

Secondo quanto comunicato agli inquirenti dal Robert Koch Institute, nei campioni analizzati non sono emerse, al momento, evidenze di un’esposizione alla sostanza. Si tratta di risultati preliminari, che sembrerebbero in linea con gli accertamenti già svolti nei mesi scorsi dal Centro antiveleni di Pavia. L’istituto tedesco è stato coinvolto per le sue competenze nello studio delle sostanze tossiche e per l’impiego di tecniche considerate particolarmente avanzate, capaci di individuare eventuali segni di esposizione anche a distanza di tempo.

La ricostruzione dei fatti

Le condizioni di Sara Di Vita e di Antonella Di Ielsi erano precipitate rapidamente dopo il Natale, fino alla morte. Nello stesso periodo Gianni Di Vita si era sentito male ed era stato ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma. Quella circostanza aveva portato a ipotizzare che anche l’ex sindaco potesse essere stato esposto al veleno.

Gli esiti degli esami effettuati in Germania ridimensionano, per quanto riguarda i campioni esaminati, l’ipotesi di un’esposizione alla ricina per il padre e per la sorella della vittima. L’inchiesta della Procura di Larino prosegue comunque attraverso ulteriori verifiche, tra cui il confronto svolto in questura tra Gianni Di Vita e la donna a lui legata da un rapporto di amicizia. Gli accertamenti dovranno contribuire a chiarire la dinamica complessiva della vicenda di Pietracatella.