Confessione personale

Mastella racconta il tumore: «La morte non è un’ossessione»

Il primo cittadino sannita ripercorre diagnosi, legami familiari, fede e rimpianti maturati durante la carriera pubblica

Mastella racconta il tumore: «La morte non è un’ossessione»

Clemente Mastella, sindaco di Benevento, è tornato a parlare della diagnosi di tumore resa pubblica alcune settimane fa. In un’intervista a Il Giornale, il politico ha ripercorso l’angoscia dei primi giorni, il rapporto con la famiglia e il modo in cui guarda oggi alla malattia e alla prospettiva della fine.

Il pensiero della morte

Mastella ha spiegato di pensare alla morte, ma non in modo ossessivo. La considera piuttosto «una cosa inevitabile» e dice di sperare di poter affrontare quel momento come il superamento di una barriera. Da cattolico, ha poi parlato dell’aldilà con ironia: immagina per sé il purgatorio, nella parte alta, sostenendo che per un politico il paradiso sarebbe quasi impossibile. Nel suo ragionamento ha citato Tommaso Moro e Alcide De Gasperi come eccezioni. Ha escluso invece l’inferno, affermando di non aver fatto del male e di considerarsi una persona buona.

La scoperta della malattia, ha raccontato, ha cambiato radicalmente il suo modo di guardare al futuro. Nei primi giorni ha provato una grandissima angoscia e ha pensato soprattutto ai nipoti e ai figli. Si è chiesto come sarebbero state le loro vite senza di lui e ha immaginato di non poter assistere alla maturità della nipote più grande né accompagnare la nipotina più piccola nella crescita.

«Ti travolge l’idea che sia la fine del mondo per te», ha detto Mastella, descrivendo il contrasto tra la paura e la speranza. Alle domande su ciò che avrebbe potuto fare per evitare la malattia si è aggiunta la sensazione che il proprio «passo di marcia» rallentasse. Nonostante questo, il sindaco di Benevento ha detto di avere l’impressione di aver lasciato un segno, anche piccolo, nella vita pubblica e privata. La sua speranza è che figli e nipoti possano ricordarlo con orgoglio, senza timore di pronunciarne il nome.

La famiglia e il rimpianto politico

Nell’intervista, Mastella ha riflettuto anche sui rapporti familiari, spiegando di averli migliorati nel tempo. Ha riconosciuto di essere stato forse un nonno migliore di quanto sia stato padre, perché la politica lo ha portato a trascurare i figli. Entrato alla Camera a 29 anni, ha lavorato molto e ha descritto l’impegno politico come qualcosa di travolgente e difficile da evitare.

Un ruolo importante, nelle fasi di maggiore pessimismo, lo ha attribuito alla moglie, che secondo il sindaco riesce a sostenerlo e a salvarlo dallo scoraggiamento. Proprio alla vita politica è legato il rimpianto che oggi considera più significativo: durante la formazione del secondo governo Prodi avrebbe potuto accettare l’incarico di ministro dell’Agricoltura, ma scelse quello di ministro della Giustizia. Una decisione che, ha riferito, la moglie gli ricorda ancora, sostenendo che l’altra scelta avrebbe evitato alla famiglia molti dolori.

L’annuncio della malattia era arrivato a luglio, al termine delle celebrazioni per la festa della Madonna delle Grazie. In quell’occasione Mastella aveva chiesto ai presenti di pregare per lui e si era rivolto al neo arcivescovo Michele Autuoro, spiegando di essere tra le persone malate e dicendo di sperare di farcela.