La tensione tra Stati Uniti e Iran si concentra sullo Stretto di Hormuz e sulle nuove misure economiche annunciate da Washington. Il dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato 60 persone, entità e navi e ha ampliato le restrizioni a cinque settori: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. I Paesi che continueranno a commerciare con Teheran potrebbero essere esclusi dal sistema finanziario basato sul dollaro, ma il segretario al Tesoro Scott Bessent ha chiarito che non sono ancora state decise sanzioni secondarie e che sarà concesso un periodo per adeguarsi.
La risposta iraniana è stata dura. Il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh ha definito le misure un attacco economico e ha assicurato che Teheran dispone di strumenti per reagire. Il portavoce dei Guardiani della rivoluzione Hossein Mohebbi ha evocato possibili ritorsioni contro gli interessi vitali statunitensi e gli snodi energetici nel caso in cui le infrastrutture iraniane venissero minacciate. Gli Stati Uniti hanno inoltre fissato una taglia da 10 milioni di dollari sulle informazioni relative ai vertici dei Pasdaran, accusati di attacchi contro personale americano e di operazioni informatiche.
Il nodo della navigazione
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, mentre Iran e Oman lavorano a un’intesa per riaprire temporaneamente la rotta. Il piano prevede un corridoio a guida congiunta, operazioni di sminamento e il passaggio delle navi commerciali attraverso acque iraniane e omanite. Secondo il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, le navi militari non potranno transitare. I negoziati tecnici, che dovrebbero durare tra 30 e 60 giorni, dovranno portare alla definizione di un corridoio permanente. Il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi ha parlato di dialogo costruttivo e si è detto fiducioso sulla possibilità di annunciare presto un percorso provvisorio per la navigazione sicura.
Nel quadro diplomatico si inserisce la possibile visita a Teheran del premier e ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, attesa nell’ambito degli sforzi per evitare un’ulteriore escalation. Il governo qatariota ha già avuto contatti telefonici con i responsabili degli Esteri iraniano e omanita. Il presidente americano Donald Trump ha invece sostenuto che il tratto internazionale dello Stretto sia stato completamente sminato e ha minacciato la distruzione di eventuali nuove mine. Pechino ha criticato la pressione economica statunitense e ha dichiarato che difenderà i propri interessi.
Raid e tensioni regionali
La crisi resta intrecciata ai combattimenti in Medio Oriente. A Gaza, secondo fonti palestinesi, raid israeliani hanno causato vittime a Khan Younis, Jabalia, Zawayda e Nuseirat; tra i morti è stato segnalato anche un bambino di 4 anni. L’esercito israeliano ha confermato un attacco a Khan Younis contro un miliziano e ha riferito di aver aperto verifiche sugli altri episodi. In Cisgiordania, tre giornalisti dell’Agence France-Presse e alcuni attivisti sono stati aggrediti da coloni a Jannatah, vicino a Betlemme: l’Afp ha riferito di almeno cinque feriti e l’esercito israeliano ha annunciato un’indagine.
Al centro delle tensioni vi è anche l’Unrwa. Le forze israeliane hanno avviato lo sgombero del centro di formazione professionale di Qalandiya, a Gerusalemme Est, dopo l’entrata in vigore della legge che vieta all’agenzia dell’Onu di operare in territorio israeliano. Secondo fonti palestinesi, circa 40 dipendenti e altre persone presenti nella struttura sono stati fermati e interrogati. Israele accusa l’agenzia di aver offerto copertura a Hamas; il movimento palestinese ha definito l’operazione un atto di aggressione. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha descritto Gaza come devastata, ma ha indicato nei giovani incontrati nella Striscia una possibile risorsa per la ricostruzione.
Israele ha inoltre continuato i bombardamenti nel sud del Libano, mentre il leader degli Houthi Abdul-Malik al-Houthi ha annunciato nuove azioni contro l’Arabia Saudita. Sul piano internazionale, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e quello russo Vladimir Putin prevedono un incontro al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, in programma il 1° settembre a Bishkek. Trump ha intanto trasmesso al Congresso l’accordo sul nucleare civile saudita, subordinandone il futuro alla normalizzazione dei rapporti tra Riad e Israele.