Caso Rai

Ranucci: «Nessuna preoccupazione per il futuro a Report»

Cerveteri ospita dichiarazioni riguardanti carriera televisiva e indagine sull’imprenditore Valter Lavitola

Ranucci: «Nessuna preoccupazione per il futuro a Report»

Sigfrido Ranucci ha commentato le indiscrezioni su un possibile spostamento da Report durante un incontro pubblico legato al suo spettacolo Diario di un trapezista, a Cerveteri, in provincia di Roma. Il conduttore ha detto di aver appreso la notizia dalle agenzie e di non aver ricevuto, almeno per quanto riferito, comunicazioni dirette dai dirigenti della Rai.

Ranucci ha ricordato che, a suo giudizio, non sarebbe la prima volta che viene ipotizzato un suo allontanamento dal programma. Nel suo intervento ha citato diversi episodi della propria carriera: la richiesta di licenziamento del 2000, dopo il ritrovamento di un’intervista a Paolo Borsellino, l’inchiesta su Fallujah del 2005 e la vicenda dell’Autogrill. Secondo il giornalista, anche l’attuale situazione si inserirebbe in una sequenza di tentativi già verificatisi in passato.

Il percorso in Rai

Alla domanda sulla sua eventuale preoccupazione, il conduttore ha risposto di essere tranquillo e di avere la coscienza a posto. Ha ricordato i 35 anni trascorsi in Rai, dagli inizi come assistente di programma fino agli incarichi da inviato e caporedattore, passando per la conduzione e l’attività autoriale in diverse trasmissioni.

Ranucci ha sottolineato di aver costruito il proprio percorso senza sponsor politici o sindacali, attribuendo una parte importante della sua crescita professionale alle persone incontrate nel lavoro, tra cui Roberto Morione e Milena Gabanelli. Nel bilancio della carriera ha inoltre citato i numerosi riconoscimenti ottenuti da Report e la propria esperienza attraverso oltre 240 atti di citazione.

L’inchiesta sull’attentato

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dell’indagine sull’attentato ai suoi danni, procedimento nel quale risulta indagato l’imprenditore e faccendiere Valter Lavitola. Ranucci ha respinto l’idea di dover rivendicare un rapporto di amicizia con Lavitola e ha spiegato di essere abituato, per il lavoro svolto, a confrontarsi con persone e ambienti molto diversi.

Con una provocazione riferita a Totò Riina, il giornalista ha sostenuto che, se ne avesse la possibilità, accetterebbe di cenare anche con il boss mafioso. Il senso della dichiarazione, inserita nel ragionamento sul mestiere dell’inchiesta, era rivendicare la disponibilità a osservare e ascoltare realtà controverse senza che questo comporti automaticamente condivisione o vicinanza alle persone incontrate.