È salito a 95 morti il bilancio delle frane e delle inondazioni che hanno colpito l’area di confine tra Nepal e Tibet. I dati, aggiornati alle 17:25 ora locale, sono stati diffusi dall’Ufficio di Polizia della provincia nepalese di Bagmati, con sede a Hetauda, e riportati da Bbc e Nepal News. I feriti sono almeno 93, mentre restano disperse decine di persone, tra cui numerosi turisti.
Le zone più duramente colpite sul versante nepalese sono Rasuwagadhi-Timure, Syabrubesi, Rasuwa e la valle del Bhote Koshi. La piena del fiume Bhote Koshi ha provocato gravi danni a Syabrubesi; nelle prossime ore l’acqua è attesa anche nelle aree a valle del Trishuli. La capitale Kathmandu non risulta interessata dagli eventi.
Ricerche ancora in corso
Le autorità locali hanno avviato le operazioni per individuare i dispersi e prestare soccorso ai feriti. La maggior parte degli stranieri presenti nell’area stava completando il pellegrinaggio verso il monte Kailash e il lago Mansarovar, luoghi sacri per induisti, buddisti e giainisti nella regione tibetana.
Tra le persone straniere di cui non si hanno notizie figurano 133 indiani, 47 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici, 24 canadesi, 19 malesi, sette ucraini, sei singaporiani e sei sudafricani. La lista comprende anche cittadini di Giappone, Nuova Zelanda, Germania, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Russia, Spagna, Bielorussia, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Portogallo e Filippine.
La Farnesina ha fatto sapere che, in base alle registrazioni sulla piattaforma Dove siamo nel mondo, sono circa 90 gli italiani presenti nell’area tra Nepal e Tibet. Sono in corso verifiche sulle loro condizioni. Due cittadini italiani sono stati evacuati dal versante nepalese e risultano incolumi; si trovavano insieme a un gruppo di escursionisti russi.
Le disposizioni delle autorità
Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di intensificare le ricerche, soccorrere le persone disperse, trasferire gli abitanti minacciati e accelerare le cure ai feriti. Ha inoltre chiesto di rafforzare il monitoraggio e i sistemi di allerta, organizzando gli interventi secondo criteri scientifici per evitare ulteriori disastri.
Il premier Li Qiang ha disposto una verifica rapida del numero delle persone coinvolte e il coordinamento di tutte le forze disponibili. Su indicazione dei vertici cinesi, il vicepremier Zhang Guoqing ha raggiunto la zona con i responsabili dei dipartimenti interessati per seguire la gestione dell’emergenza. Anche le autorità tibetane hanno mobilitato squadre di ricerca e soccorso.
Secondo le prime analisi di immagini satellitari e dati sismici, all’origine dell’inondazione potrebbe esserci il crollo di un ghiacciaio ad alta quota, indebolito dal rapido scioglimento di neve e ghiaccio. Dan Shugar, esperto dell’Università di Calgary, ha ipotizzato che il distacco sia avvenuto a circa 5.200 metri di quota e che la caduta abbia riversato nella valle una grande quantità di acqua e detriti.
Lo studioso ha collegato l’ipotesi anche alle alte temperature e al possibile ruolo del cambiamento climatico, precisando tuttavia che le cause devono ancora essere accertate. L’impatto della massa di ghiaccio avrebbe inoltre contribuito a sciogliere altro materiale e a generare la violenta ondata che ha travolto la valle. Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono, mentre le autorità valutano il rischio di nuovi eventi.