Il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni in Nepal è salito a 270 morti. Nella capitale Kathmandu è stata inoltre segnalata la presenza di due italiani tra i dispersi. La situazione resta difficile: le comunicazioni sono interrotte o rallentate, mentre abitazioni, ospedali e vie di collegamento risultano distrutti o gravemente danneggiati.
Le prime valutazioni sulle possibili cause della catastrofe arrivano da un gruppo di geologi e glaciologi, che ha analizzato immagini satellitari e segnali sismici registrati nell’area. Secondo questa ricostruzione, le inondazioni potrebbero essere state innescate almeno in parte dal distacco di un enorme blocco di ghiaccio da un ghiacciaio himalayano.
La possibile dinamica
Una porzione del ghiacciaio si sarebbe spezzata improvvisamente, precipitando per poco più di un chilometro in verticale verso il fondovalle. Il distacco avrebbe contribuito a generare l’ondata di acqua e detriti che ha colpito le aree a valle. La valutazione è ancora preliminare ed è stata riferita dal New York Times sulla base degli elementi raccolti dagli esperti.
Daniel Shugar, geologo dell’Università di Calgary, in Canada, ha spiegato che un ghiacciaio della zona sembra essersi sostanzialmente spezzato di netto, consentendo a una parte della massa di cadere fino al fondovalle. Le immagini satellitari e i dati sismici sono ora utilizzati per ricostruire con maggiore precisione la sequenza degli eventi.
L’appello per i soccorsi
Chhabilal Kandel, membro del comitato internazionale della Non-Resident Nepalese Association ed ex presidente del National Coordination Council Italy, ha descritto a LaPresse uno scenario ancora molto confuso. La priorità, ha riferito, è individuare i dispersi e raggiungere le persone rimaste bloccate, tra cui potrebbero esserci turisti provenienti da diversi Paesi.
Attraverso Kandel è stato rivolto anche un appello all’Italia per l’invio, se possibile, di tecnici esperti nel soccorso, oltre a cibo, medicine e vestiti. La richiesta arriva mentre le infrastrutture essenziali sono state colpite dall’emergenza e le squadre impegnate nelle ricerche devono operare in condizioni particolarmente complesse.
Nel frattempo, a monte del porto di Gyirong, nella contea omonima, si è formato un lago di sbarramento naturale. Le autorità cinesi hanno rafforzato il monitoraggio del bacino per il rischio che lo sbarramento possa cedere o che l’acqua lo superi, provocando una nuova piena nelle zone a valle.
Il ministero cinese delle Risorse idriche ha disposto il potenziamento del monitoraggio idrologico e delle previsioni nella zona della confluenza tra il fiume Purepu Tsangpo e il fiume Chhochen. L’attenzione resta concentrata sull’evoluzione del lago e sulla possibilità di ulteriori conseguenze per i territori situati lungo il corso dei fiumi.