Franco Fontana è morto a 92 anni a Modena, la città in cui era nato il 9 dicembre 1933. Con la sua scomparsa si chiude il percorso di uno degli autori italiani più rilevanti nella storia della fotografia contemporanea, capace di fare del colore uno strumento espressivo autonomo e non un semplice elemento decorativo.
Fontana si era avvicinato alla fotografia nel 1961, già adulto e da autodidatta, frequentando i fotoclub e sperimentando inizialmente da dilettante. Fin dai primi lavori aveva però sviluppato una particolare attenzione per la composizione e per una rappresentazione del reale intesa come interpretazione personale. La sua ricerca fu influenzata dall’Espressionismo astratto e dal Minimalismo, in particolare da artisti come Mark Rothko, Barnett Newman ed Ed Reinhardt.
La svolta del colore
In un periodo in cui la fotografia d’arte era prevalentemente associata al bianco e nero, l’autore modenese costruì un linguaggio fondato su campiture cromatiche, linee nette, geometrie essenziali e forme astratte. Le prime mostre personali si tennero a Torino nel 1965 e a Modena nel 1968, alla Galleria della Sala di Cultura. Già nel 1963 aveva partecipato alla Terza Biennale Internazionale del Colore di Vienna, mentre nel 1964 la rivista Popular Photography gli aveva dedicato un portfolio con un testo di Piero Racanicchi.
La consacrazione internazionale arrivò nel 1974, alla Photokina di Colonia, dove le sue immagini furono accolte con interesse. Da quel momento le opere di Fontana furono presentate in musei e sedi espositive di numerosi Paesi, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, il Museum Ludwig di Colonia, il Tokyo Metropolitan Museum, la National Gallery di Pechino e il Victoria and Albert Museum di Londra. In Italia fu ospitato, tra gli altri, al Palazzo Reale di Milano, alla Galleria Civica di Modena e alla Gam di Torino.
Paesaggi, libri e formazione
Il paesaggio rimase il soggetto più riconoscibile della sua produzione, ma la ricerca si estese anche al nudo, all’architettura, allo spazio urbano e alle ombre. In Presenzassenza, del 1982, affrontò il tema della presenza attraverso le ombre; nel 2000, con Sorpresi nella luce americana, concentrò l’attenzione sulla figura umana e sul rapporto con l’ambiente urbano. Negli ultimi anni lavorò anche con l’elaborazione digitale, mantenendo centrale il rapporto tra colore e geometria.
La sua attività editoriale comprendeva oltre 70 volumi, pubblicati in Italia e all’estero. Tra i titoli più noti figurano Skyline, del 1978, Kaleidoscope, Polaroids, Route 66 e Franco Fontana – Retrospettiva. Le opere dell’autore sono conservate in più di 50 musei, mentre le mostre personali e collettive a lui dedicate hanno superato quota 400 in quattro continenti.
Parallelamente alla ricerca artistica, Fontana lavorò nella fotografia commerciale per aziende internazionali e collaborò con numerose riviste. Fu inoltre impegnato nella divulgazione, attraverso workshop, seminari e conferenze in musei e università di diversi Paesi, e ricoprì la direzione artistica di manifestazioni fotografiche come l’International Photomeeting di San Marino, il Toscana FotoFestival e l’Interfoto Festival in Calabria.
Nel corso della carriera ricevette diversi riconoscimenti, tra cui il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1989, il Photographic Society of Japan Award nel 1990 e la laurea magistrale ad honorem in Design eco compatibile dal Politecnico di Torino nel 2006. Nel 2024 il Museo dell’Ara Pacis di Roma gli aveva dedicato una mostra antologica.