Il conflitto tra Stati Uniti e Iran torna a inasprirsi con attacchi, accuse reciproche e conseguenze sui traffici nello Stretto di Hormuz. Nelle ultime ore Teheran ha confermato il lancio di missili e droni contro due basi statunitensi in Giordania, mentre fonti americane citate dai media sostengono che gli ordigni siano stati intercettati. L’operazione iraniana sarebbe stata una risposta al bombardamento Usa sull’isola di Larak, dove, secondo l’agenzia Tasnim, sono morte due persone e altre due sono rimaste ferite.
Le tensioni lungo le rotte energetiche
La crisi ha coinvolto anche il traffico marittimo. L’agenzia britannica UKMTO ha riferito che tre proiettili non identificati hanno colpito una petroliera in uscita da Hormuz, a circa 31 chilometri da Khasab, in Oman. Non sono state segnalate vittime né conseguenze ambientali. In precedenza, l’agenzia iraniana Tasnim aveva parlato del fermo della petroliera saudita Cedar. I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre sostenuto che un’altra nave abbia urtato due mine marine, prendendo fuoco durante il transito lungo una rotta definita illegale.
Le ostilità hanno avuto effetti anche sui prezzi dei carburanti negli Stati Uniti. Secondo l’American Automobile Association, il prezzo medio della benzina alla pompa è rimasto sopra i 4 dollari per tutto agosto, per la prima volta. Alla fine di febbraio, prima dell’inizio del conflitto, la media era di 2,98 dollari.
Le reazioni politiche e diplomatiche
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, intervenendo al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Bishkek, ha detto che Teheran è pronta a ricambiare immediatamente il rispetto degli impegni previsti dal memorandum d’intesa firmato con Washington il 17 giugno e scaduto il 17 agosto. In un colloquio con il premier indiano Narendra Modi ha aggiunto che il protrarsi della guerra non conviene a nessuno e che il dialogo resta la via per una soluzione negoziata.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha invece accusato l’Unione europea di sostenere misure coercitive statunitensi contrarie al diritto internazionale. Washington, attraverso il segretario al Tesoro Scott Bessent, ha ringraziato l’Europa per il sostegno alle sanzioni contro Teheran. Sul fronte americano, il segretario dell’Esercito Dan Driscoll ha presentato le dimissioni al presidente Donald Trump, dopo mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. La Casa Bianca ha definito positiva la sua attività, mentre alcuni media statunitensi hanno collegato il contrasto anche a una controversia sulle promozioni militari.
Restano incerti anche i negoziati regionali. Il terzo round dei colloqui tra Israele e Libano a Roma, inizialmente previsto per l’inizio di settembre, potrebbe slittare a metà mese. Secondo media israeliani e libanesi, Israele non sarebbe soddisfatto dei progressi dell’esercito di Beirut nel disarmo di Hezbollah nelle aree individuate. L’alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas ha definito inquietanti le immagini provenienti dalla Cisgiordania e ha sostenuto che misure più incisive verso Israele manderebbero un messaggio chiaro.
Nella Striscia di Gaza, fonti locali hanno riferito di un tentativo di sequestro di un esponente di Hamas da parte di milizie che collaborerebbero con Israele, vicino al quartier generale della Croce Rossa a Gaza City, durante un’operazione dell’Idf con oltre dieci raid di droni. Sempre a Gaza City, funzionari sanitari hanno attribuito a un attacco israeliano la morte di almeno cinque palestinesi: due vittime sarebbero state colpite vicino a un parco affollato da sfollati e tre in un raid contro un veicolo a Tel Al-Hawa. Un ulteriore attacco a Deir al-Balah avrebbe causato un morto e diversi feriti. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito militanti di Hamas e ha rivendicato, il giorno precedente, l’uccisione di due membri dell’unità Nukhba a Khan Younis.
Nel sud del Libano, l’agenzia nazionale libanese Nna ha denunciato bombardamenti israeliani su Zawtar al-Sharqiyah e Kafr Rumman, sostenendo anche l’impiego di proiettili al fosforo, mentre a Houla è stata segnalata una forte esplosione. In Cisgiordania, nel villaggio di Jalud, coloni incappucciati armati di bastoni e pietre hanno aggredito una troupe di NBC News e una donna palestinese di 51 anni. Cinque persone sono rimaste ferite. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato quelli che ha definito atti criminali.
Intanto la portaerei statunitense USS Abraham Lincoln, con circa 5.000 membri dell’equipaggio, si prepara ad attraccare a Laem Chabang, in Thailandia, dopo quasi 280 giorni senza una sosta a terra. La nave, partita dalla California per una missione nel Mar Cinese Meridionale e poi dirottata verso il Medio Oriente, è stata al centro di denunce sulle condizioni di vita e sulla salute mentale a bordo.