Vertice asiatico

Pezeshkian e Putin discutono di cooperazione e diplomazia

A Bishkek il leader iraniano ribadisce l’apertura al negoziato mentre restano alte le tensioni con Washington e nella regione

Pezeshkian e Putin discutono di cooperazione e diplomazia

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, in corso a Bishkek, capitale del Kirghizistan. Secondo la presidenza iraniana, il colloquio è stato dedicato allo stato delle relazioni bilaterali e alle modalità per rafforzare la cooperazione in diversi settori.

Il confronto sul conflitto

Nel corso del summit, Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non ha iniziato la guerra, sostenendo che il Paese si è limitato a difendersi. Il presidente iraniano ha comunque indicato la diplomazia e il negoziato come strumenti principali per affrontare le controversie. A suo giudizio, però, un percorso diplomatico non può produrre una pace duratura senza buona fede, rispetto degli impegni assunti e rinuncia all’uso della forza.

In un altro intervento, il capo di Stato iraniano ha affermato che Teheran è pronta a ricambiare gli impegni previsti dal memorandum d’intesa con gli Stati Uniti qualora Washington torni a rispettarli. L’accordo provvisorio, firmato il 17 giugno e scaduto il 17 agosto, puntava a favorire i negoziati di pace e prevedeva anche misure per la riapertura dello Stretto di Hormuz, diventato uno dei principali punti di tensione del conflitto.

Le accuse a Washington e Bruxelles

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha accusato gli Stati Uniti di avanzare richieste eccessive e ha dichiarato che l’Iran non intende piegarsi a quelli che ha definito diktat di Washington. Baghaei ha inoltre sostenuto che il sostegno europeo alle pressioni economiche statunitensi violi il diritto internazionale e sia incompatibile con l’obiettivo, dichiarato dall’Unione europea, di ridurre le tensioni nella regione.

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, intervenendo allo stesso vertice, ha definito il Memorandum d’intesa di Islamabad il percorso più praticabile per una de-escalation e per una pace regionale duratura. Il Pakistan, insieme ad altri Paesi, continua infatti a svolgere un ruolo di mediazione tra le parti.

Il confronto diplomatico si svolge mentre proseguono gli episodi militari nell’area. L’agenzia marittima britannica UKMTO ha riferito che una petroliera in uscita dallo Stretto di Hormuz è stata colpita da tre proiettili non identificati, senza vittime né danni ambientali segnalati. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno invece sostenuto che un’altra petroliera abbia preso fuoco dopo aver urtato due mine marine, senza fornire informazioni definitive sulle conseguenze.

Restano inoltre aperti i fronti di Gaza e del Libano, con nuovi bombardamenti e accuse reciproche tra Israele, Hamas e le autorità libanesi. A Roma, il terzo round dei colloqui tra Israele e Libano sarebbe stato rinviato verso metà settembre: secondo i media citati nel testo, il nodo principale riguarda i progressi dell’esercito libanese nel disarmo di Hezbollah nelle aree individuate.