Crisi regionale

Missili Usa contro una petroliera iraniana vicino a Kharg

Teheran denuncia l’attacco; nuovi raid e tensioni riaccendono il fronte mediorientale

Missili Usa contro una petroliera iraniana vicino a Kharg

Una piccola petroliera iraniana è stata colpita da quattro missili statunitensi nelle vicinanze dell’isola di Kharg, nel Golfo Persico. Lo riferiscono media iraniani, tra cui Iran’s Student News Network, con rilanci di Al Jazeera e Times of Israel. Secondo le stesse fonti, nell’area sono state udite esplosioni e le operazioni per evacuare l’equipaggio erano in corso. L’agenzia Fars ha inoltre riferito di deflagrazioni vicino all’isola, uno dei principali terminal petroliferi dell’Iran.

Le tensioni tra Iran e Stati Uniti

L’episodio si inserisce nel quadro del conflitto tra Washington e Teheran, mentre il presidente americano Donald Trump continua a difendere l’intervento militare contro l’Iran. In un’intervista, Trump ha sostenuto che l’operazione fosse necessaria per impedire a Teheran di dotarsi dell’arma atomica e ha rivendicato il controllo strategico dello Stretto di Hormuz. In un successivo intervento ha aggiunto che gli Stati Uniti potrebbero colpire a breve il sito sotterraneo di Pickaxe Mountain, vicino a Natanz, dove secondo informazioni di intelligence sarebbero state trasferite centrifughe per l’arricchimento dell’uranio.

Il confronto coinvolge anche la dimensione politica interna americana. Il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha contestato i toni utilizzati da Trump nel descrivere la guerra, richiamando il costo umano delle operazioni e le ricadute sui prezzi dei carburanti. Secondo un rapporto dell’intelligence citato dal New York Times, la leadership iraniana sarebbe orientata a proseguire una guerra d’usura per mettere sotto pressione la Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato. Le autorità statunitensi prevedono inoltre possibili nuovi attacchi contro basi americane in Medio Oriente e un aumento delle attività informatiche attribuite a gruppi legati a Teheran.

Raid e scontri sugli altri fronti

La crisi resta aperta anche a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e nello Yemen. L’Unione Europea ha definito inaccettabile l’ipotesi di trasferire circa due milioni di civili palestinesi all’interno della Striscia, mentre l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha negato l’esistenza di un piano israeliano per costringere la popolazione a lasciare Gaza. Lo stesso diplomatico ha chiesto conseguenze severe per le violenze commesse in Cisgiordania, dopo le denunce di aggressioni da parte di coloni israeliani.

In Libano, il ministero della Salute ha comunicato tre morti e almeno 23 feriti in attacchi israeliani contro località nel sud e nell’est del Paese. I raid sono stati segnalati dopo l’abbattimento di un drone di Hezbollah diretto, secondo l’esercito israeliano, contro le proprie posizioni nella zona di sicurezza. Nello Yemen, invece, gli scontri tra gli Houthi e le forze governative avrebbero provocato oltre 120 morti. Nel frattempo, Teheran ha annunciato di avere smantellato nel Sistan-Baluchestan una squadra definita terroristica e affiliata a Israele e agli Stati Uniti: nell’operazione, condotta da Pasdaran, ministero dell’Intelligence e polizia, sarebbero state uccise due persone.