Tesori artistici

Giotto, nuova luce sulle scene francescane a Santa Croce

Quattro anni d’interventi hanno coinvolto tredici specialisti e dieci centri di ricerca, con fondi pubblici e sostegni privati

Giotto, nuova luce sulle scene francescane a Santa Croce

La Cappella Bardi nella basilica di Santa Croce, a Firenze, torna a mostrare con maggiore chiarezza le Storie di San Francesco attribuite a Giotto. Il ciclo di affreschi è stato interessato da un intervento di restauro durato quattro anni, al termine del quale sono emersi alcuni elementi ritenuti centrali per comprendere la qualità e la forza delle opere.

Un intervento durato quattro anni

A illustrare i risultati del lavoro è stata Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure. Secondo la soprintendente, dal restauro riemergono soprattutto due aspetti della maestria di Giotto: la capacità innovativa di disegnare spazi e architetture e la potenza narrativa delle sei scene dedicate alla vita di San Francesco.

Nel primo caso, le architetture raffigurate suggeriscono soluzioni prospettiche che, come indicato nella presentazione, sarebbero state perfezionate in seguito. La costruzione degli ambienti diventa così parte integrante della narrazione e contribuisce a organizzare le diverse figure all’interno delle scene.

Un ruolo decisivo è affidato anche ai giochi di sguardi tra i personaggi. È attraverso queste relazioni visive che il ciclo restituisce il carattere narrativo delle Storie di San Francesco, accompagnando la lettura degli episodi senza affidarsi soltanto alla disposizione delle figure o agli elementi architettonici.

Risorse e competenze

Il progetto ha coinvolto 13 restauratori, coordinati dalla dottoressa Maria Rosa Laffranchi, e 10 istituti di ricerca. La durata quadriennale dell’intervento ha permesso di riunire competenze diverse attorno alla conservazione e alla rilettura del ciclo pittorico custodito nella basilica fiorentina.

Il costo complessivo dei lavori è stato di 1 milione di euro. Il finanziamento è arrivato dal Ministero della Cultura e dalla Fondazione CR Firenze, insieme al contributo di associazioni e mecenati privati, tra cui Dominique e Veronica Marzotto. Il restauro restituisce quindi alla cappella una più leggibile percezione delle soluzioni spaziali e della struttura narrativa delle opere.