Lunedì 14 settembre 2026 il panorama geopolitico ed energetico internazionale registra una nuova battuta d’arresto a Muscat. La cancellazione a tempo indeterminato del vertice diplomatico coordinato dal ministro degli Esteri dell’Oman Badr Albusaidi ha azzerato le speranze di un’intesa immediata per garantire il transito sicuro delle navi commerciali lungo lo Stretto di Hormuz. La rottura dei dialoghi ha scatenato una reazione immediata sui mercati finanziari, dove le quotazioni del petrolio Brent sono schizzate verso l’alto superando quota 108 dollari al barile nel giro di poche ore.
Il blocco dei negoziati impedisce lo sblocco di un braccio di mare attraverso cui passa circa un quinto dell’approvvigionamento energetico globale. La decisione dei rappresentanti della Repubblica Islamica dell’Iran di irrigidire le condizioni per l’apertura del canale marittimo ha trovato la netta opposizione del principe ereditario Mohammed bin Salman. Senza garanzie sul ripristino delle rotte commerciali, le compagnie di navigazione continuano a sospendere le rotte o a sostenere costi assicurativi da record per coprire i rischi di navigazione nell’area del Golfo Persico.
L’escalation tra gli Houthi e l’Arabia Saudita sposta il baricentro del conflitto
Mentre la diplomazia marittima si ferma, l’attenzione degli osservatori si sposta sulla guerra aperta tra il movimento armato degli Houthi e il regno guidato dall’Arabia Saudita. Le milizie yemenite hanno intensificato le proprie offensive strategiche lungo la costa del Mar Rosso, prendendo di mira le infrastrutture energetiche terrestri per neutralizzare le vie di esportazione alternative ideate da Riad. Il recente attacco condotto tramite droni contro l’oleodotto East-West ha dimostrato la vulnerabilità delle condotte che collegano i giacimenti orientali al porto di Yanbu.
Le conseguenze per i paesi importatori e la filiera della distribuzione sono sintetizzate nella seguente struttura:
- Fermata dei negoziati: Lo Stretto di Hormuz resta ad alto rischio, senza intese per il passaggio delle navi cisterne.
- Pressione sulle infrastrutture saudite: Gli attacchi nell’area dello Stretto di Bab el-Mandeb riducono l’efficacia dei percorsi alternativi.
- Impatto sui mercati energetici: L’incertezza aumenta il valore dei noli marittimi e spinge il greggio a quota 108 dollari.
La recrudescenza degli scontri in Yemen minaccia di prolungare la crisi delle forniture per diverse settimane. Secondo l’analisi diffusa dall’esperto di mercati energetici Fabio Lugano, l’apertura di nuovi fronti d’attacco da parte dei miliziani rende sempre più complessa la protezione delle condotte di greggio in territorio saudito. Senza la riapertura dei canali navali e con gli impianti a terra continuamente minacciati dalle incursioni aeree, la pressione sui prezzi della benzina e del gasolio destinati ai distributori europei è destinata a rimanere elevata.