Vincenzo Troia, 21 anni, e la madre Rosalia La Manna sono stati trovati morti in un locale utilizzato come deposito nella loro abitazione di via Lorenzo Perosi, a Partinico, in provincia di Palermo. La tragedia è avvenuta secondo le prime ricostruzioni dopo la discesa del giovane nel garage, dove erano presenti cisterne e contenitori impiegati per la raccolta e la fermentazione dell’uva.
L’ipotesi al momento è che entrambi siano rimasti vittime di esalazioni tossiche sviluppatesi durante il processo di fermentazione del mosto. La dinamica, tuttavia, deve ancora essere definita e non è stata stabilita con certezza la sostanza che avrebbe provocato la contaminazione dell’aria. Gli accertamenti dovranno chiarire anche le condizioni del locale e il funzionamento dei contenitori presenti al suo interno.
La discesa nel deposito
Il dramma si sarebbe consumato quando Vincenzo Troia è sceso per primo nel garage. Non vedendolo risalire e non ricevendo risposta, la madre sarebbe entrata a sua volta per verificare che cosa fosse accaduto. Anche lei, secondo la ricostruzione iniziale, sarebbe stata esposta alle condizioni pericolose dell’ambiente. I due sono rimasti all’interno del locale senza riuscire a mettersi in salvo.
Quando sono arrivati i soccorritori, i vigili del fuoco hanno rilevato un’atmosfera irrespirabile e una grave carenza di ossigeno. Per accedere al garage è stato quindi necessario utilizzare specifiche dotazioni di sicurezza. Il locale era adibito a deposito per gli attrezzi e per contenitori collegati all’attività agricola della famiglia, un elemento ora esaminato dagli investigatori per ricostruire la sequenza degli eventi.
Gli accertamenti sulla causa
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri. Le forze dell’ordine hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica e verificare quale gas o sostanza possa essersi sprigionato dalle cisterne utilizzate per l’uva. Le verifiche tecniche dei pompieri saranno decisive per valutare la composizione dell’aria e le condizioni di sicurezza del garage.
La pista principale resta dunque quella di una morte provocata da gas o vapori sviluppatisi nel corso della fermentazione del mosto. Si tratta però di un’ipotesi investigativa iniziale: saranno gli esami e gli ulteriori rilievi a stabilire le cause del decesso e a chiarire ogni passaggio della tragedia che ha colpito la famiglia a Partinico.