Quattro organizzazioni che si occupano di oncologia e tutela delle pazienti hanno scritto al ministero della Salute per chiedere un accesso uniforme e tempestivo alle terapie di precisione e agli esami necessari per individuare le persone che possono beneficiarne. La richiesta arriva da Acto Italia, Loto, ALTo e All.Can Italia, che sollecitano un intervento nazionale sul piano normativo, organizzativo e finanziario.
Il tema riguarda in particolare il tumore ovarico platino-resistente, per il quale oggi è disponibile una nuova opzione terapeutica: mirvetuximab soravtansine, un anticorpo-farmaco coniugato. Per stabilire quali pazienti siano eleggibili è indispensabile il test di immunoistochimica FRα/FOLR1, che rileva l’espressione del recettore alfa dei folati e orienta la scelta del trattamento mirato.
Le differenze tra territori
Secondo le associazioni, il problema nasce dal fatto che non esiste ancora una modalità nazionale uniforme di codifica, finanziamento e remunerazione del test. La sua esecuzione non è quindi garantita allo stesso modo nelle diverse Regioni, nelle strutture sanitarie e nei centri oncologici. Il rischio segnalato è che pazienti con condizioni cliniche analoghe abbiano possibilità differenti di accedere a una terapia già autorizzata e rimborsata dal Servizio sanitario nazionale.
La disponibilità del farmaco, sostengono le organizzazioni, non può essere separata da quella dell’esame che ne definisce l’appropriatezza. Se la terapia è rimborsata ma il test non viene assicurato in modo omogeneo, l’innovazione rischia di rimanere solo potenziale e l’accesso alle cure può dipendere dalla Regione di residenza o dal centro oncologico di riferimento.
In Italia sono oltre 52.000 le donne che vivono con una diagnosi di tumore ovarico e ogni anno vengono registrati più di 5.400 nuovi casi. La malattia viene spesso individuata in fase avanzata e presenta un rischio elevato di recidiva. Per questo, spiegano le associazioni, è importante riconoscere rapidamente le opzioni terapeutiche più adatte e ridurre i tempi necessari per completare il percorso diagnostico.
Le proposte al ministero
Le quattro realtà chiedono di inserire il test FRα/FOLR1 nei Livelli essenziali di assistenza e di riconoscere una specifica prestazione tariffaria. In attesa dell’aggiornamento dei Lea, propongono inoltre un fondo transitorio nazionale per finanziare l’esame nelle strutture del Servizio sanitario nazionale a favore di tutte le pazienti potenzialmente eleggibili.
La richiesta sarà discussa nella conferenza stampa Tumore ovarico platino-resistente: il tempo della diagnosi è tempo di cura, in programma lunedì 27 ottobre, dalle 10 alle 11, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato, su iniziativa della senatrice Elena Murelli. L’incontro è stato presentato come un momento di confronto tra istituzioni, clinici e associazioni di pazienti sulla possibilità di integrare il test nel percorso diagnostico-assistenziale.
Per le organizzazioni, la questione non riguarda soltanto una singola terapia, ma un principio generale: ogni trattamento oncologico guidato da un biomarcatore dovrebbe essere accompagnato dalla disponibilità uniforme dell’esame validato necessario alla prescrizione. L’obiettivo indicato è rendere effettivo il diritto alle cure e assicurare pari opportunità alle pazienti, indipendentemente dal luogo in cui ricevono assistenza.