Per la (nuova) legge elettorale che caratterizzerà le prossime elezioni Politiche è la settimana decisiva.
Giovedì è infatti previsto il voto decisivo e alla Camera è iniziato il rush finale (oggi, martedì 6 ottobre 2026, e domani si vota invece la fiducia sui tre articoli modificati dal Senato) per quello che viene ormai da tutti chiamato “Stabilicum”.
Il Governo di fatto ha blindato i passaggi più delicati (appunto con tre voti di fiducia), poi l’Aula sarà chiamata allo scrutinio segreto sul provvedimento.
La maggioranza ostenta compattezza, mentre +Europa protesta davanti a Palazzo Chigi e Riccardo Magi continua lo sciopero della fame
Nuova legge elettorale, tutto pronto per il rush finale
Sono le ultime ore prima del voto che può cambiare le regole con cui gli italiani eleggeranno il prossimo Parlamento.
La riforma della legge elettorale entra nella settimana decisiva e alla Camera il calendario è ormai scandito: oggi e domani le votazioni sulle tre questioni di fiducia poste dal governo sugli articoli modificati dal Senato, quindi gli ultimi passaggi e, soprattutto, giovedì 8 ottobre il voto finale a scrutinio segreto.
Sarà quello il momento più delicato. Perché se sui voti di fiducia la maggioranza sarà chiamata a esporsi alla luce del sole, sul via libera definitivo ogni deputato potrà invece esprimersi senza che il proprio voto sia immediatamente riconducibile alla propria posizione.
Il pericolo dei “franchi tiratori”, la maggioranza ostenta sicurezza
Una modalità prevista dal regolamento della Camera ma che, alla luce di quanto accaduto nei mesi scorsi, riporta inevitabilmente in primo piano il tema dei cosiddetti “franchi tiratori”.
Cos’era successo? La legge elettorale doveva essere la prova di forza del centrodestra, ma si è trasformata la scorsa estate in un arresto parlamentare. Nella serata di martedì 14 luglio 2026, alla Camera dei deputati, l’emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc era stato bocciato a scrutinio segreto per un solo voto di scarto: 188 contrari e 187 favorevoli. Il passaggio più politico della riforma, su cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva deciso di esporsi chiedendo alle opposizioni di rinunciare alla segretezza del voto, aveva svelato profonde fratture nella coalizione di governo. E ora è in arrivo uno scenario del tutto analogo.
Il Centrodestra, però, prova a presentarsi all’appuntamento senza esitazioni, assicurando compattezza e quasi ostentando sicurezza.
In primis dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini che ha già assicurato che non ci saranno “franchi tiratori”.

Più in generale dalla maggioranza è arrivato poi in queste ore un messaggio sostanzialmente univoco: il provvedimento deve arrivare al traguardo e i gruppi parlamentari sono chiamati a garantire la massima presenza in Aula.
Un passaggio quest’ultimo ribadito in modo anche energico dalla premier e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

Ammonimenti e cautele che trovano spiegazione dal precedente di luglio, quando proprio un voto segreto sulle preferenze aveva provocato una clamorosa battuta d’arresto per la maggioranza: l’emendamento era stato respinto per un solo voto, 188 contrari contro 187 favorevoli.
Lo “Stabilicum”, in cosa consiste la riforma elettorale
La riforma, ribattezzata “Stabilicum” o “Melonellum” nel dibattito politico e giornalistico, punta a superare l’attuale Rosatellum con un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza.
Il meccanismo prevede che il premio scatti per la lista o coalizione più votata che raggiunga almeno il 42% dei voti in entrambi i rami del Parlamento.
Il premio è quantificato in 70 deputati e 35 senatori, con un tetto massimo fissato rispettivamente a 220 deputati e 113 senatori.
Restano le soglie di sbarramento del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni.
Il sistema mantiene inoltre un elemento misto nella scelta degli eletti: capilista bloccati e preferenze. L’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze a partire dal secondo candidato della lista, con alternanza di genere nel caso di più preferenze.
Tra le novità introdotte nel corso dell’iter parlamentare c’è anche il voto per i fuorisede, mentre resta particolarmente dibattuto l’innalzamento del numero di firme necessarie per le forze politiche non già rappresentate in Parlamento.
| Novità / Punto chiave | Dettagli della riforma |
|---|---|
| Sistema Elettorale | Proporzionale corretto con premio di maggioranza. |
| Premio di Maggioranza | Scatta con almeno il 42% dei voti in entrambi i rami del Parlamento (70 deputati e 35 senatori; max 220 deputati e 113 senatori). |
| Soglie di Sbarramento | 3% per le liste singole, 10% per le coalizioni. |
| Capilista e Preferenze | Capilista bloccati; fino a 3 preferenze dal 2° candidato con alternanza di genere. |
| Voto Fuorisede | Introdotta la possibilità di voto per studenti e lavoratori fuorisede. |
| Raccolta Firme | Aumento da 1.500 a 6.000 firme per collegio per i partiti non parlamentari; no firma digitale. |
Le proteste dell’opposizione, lo sciopero della fame di Magi (+Europa)
Ed è proprio su questo punto che si concentra una parte importante della protesta di +Europa.
Il segretario, Riccardo Magi, è arrivato al settimo giorno di sciopero della fame per chiedere modifiche alla riforma, in particolare sulla disciplina della raccolta delle firme per presentare le liste.
Il leader di +Europa contesta l’aumento da 1.500 a 6.000 firme per collegio previsto per le forze non presenti in Parlamento e, soprattutto, l’assenza della possibilità di utilizzare la firma digitale.
Secondo i suoi calcoli, si arriverebbe a circa 450 mila firme complessive necessarie per una forza politica che voglia presentarsi alle elezioni.
Ieri la protesta è uscita dai palazzi del Parlamento ed è arrivata davanti a Palazzo Chigi.
+Europa ha organizzato un flash mob per contestare la decisione del governo di porre la fiducia sui passaggi più delicati della riforma.
Magi ha anche scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per spiegare le ragioni della sua iniziativa, definita una protesta non violenta “per la democrazia”.
L’ira delle opposizioni: “Schiaffo al Parlamento”
Le opposizioni parlano infatti di uno “schiaffo al Parlamento” (come dalle parole in Aula di Federico Fornaro del Pd) e accusano il Governo di avere scelto la fiducia per evitare possibili incidenti nella propria maggioranza.

Sempre per i dem durissimo anche l’ex ministro Roberto Speranza che ha parlato di una scelta “gravissima, intollerabile”, perché la legge elettorale “dovrebbe essere materia del Parlamento e non uno strumento con cui il Governo lega a sé la propria sopravvivenza politica”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Enrica Alifano del Movimento 5 Stelle che ha accusato l’Esecutivo “di mettere in soffitta la democrazia parlamentare”.