Il fenomeno El Niño potrebbe raggiungere entro la fine del 2026 un’intensità senza precedenti, con conseguenze rilevanti sui regimi delle precipitazioni, sulle temperature e sulle comunità esposte. Secondo le stime della National Oceanic and Atmospheric Administration, la probabilità che si sviluppi l’episodio più intenso mai osservato è dell’81 per cento, mentre arriva al 97 per cento quella che il fenomeno persista fino all’inizio della primavera 2027.
L’evento climatico si sta rafforzando rapidamente e il picco è atteso a dicembre. Le Nazioni Unite e l’Organizzazione meteorologica mondiale hanno avvertito che potrebbe trattarsi di uno degli episodi più forti almeno dal 1950. Il riscaldamento delle acque del Pacifico tropicale centrale e orientale dovrebbe raggiungere livelli record nel trimestre ottobre-novembre-dicembre 2026, modificando i modelli atmosferici in diverse aree del pianeta.
Rischi per precipitazioni e siccità
Gli effetti previsti comprendono temperature sopra la media in gran parte del mondo, ma anche un’aumento del rischio di siccità e inondazioni. L’impatto di El Niño si sommerebbe a quello del cambiamento climatico causato dalle attività umane. Il quadro è aggravato dalla carenza di risorse per l’adattamento: secondo l’Adaptation Gap Report dell’Unep, i Paesi più vulnerabili avrebbero bisogno di circa 305 miliardi di dollari all’anno fino al 2035 per limitare i danni, mentre i finanziamenti trasferiti dagli Stati sviluppati al Sud del mondo restano molto inferiori.
In Perù, il governo ha dichiarato per 60 giorni lo stato di emergenza in quasi tre quarti dei distretti nazionali, distribuiti in tutte le 25 regioni amministrative. Il provvedimento è stato adottato per fronteggiare il pericolo di piogge eccezionali, esondazioni e colate di fango e detriti. Le autorità hanno motivato la decisione anche con la capacità insufficiente dei governi regionali di gestire autonomamente la situazione.
Anche la Bolivia ha proclamato lo stato di emergenza per affrontare gli effetti della siccità e delle inondazioni. Le misure consentono di mobilitare risorse economiche e unità di sicurezza nelle zone più colpite. Secondo i dati del ministero della Protezione civile, la siccità ha interessato circa 78.000 famiglie e causato la perdita di oltre 75.000 capi di bestiame.
Situazione critica in Oceania e Pacifico
In Nuova Zelanda, il fenomeno è associato a una persistente siccità meteorologica nel Northland. La maggior parte delle falde acquifere della regione presenta livelli inferiori alla norma o estremamente bassi. A ottobre sono caduti appena 32 millimetri di pioggia, pari al 36 per cento della media mensile, e le previsioni non indicano un miglioramento significativo del deficit idrico.
Nelle Filippine, il senatore Francis Pangilinan ha chiesto al governo di prepararsi a un grave episodio di El Niño. Tra le richieste figura il congelamento automatico dei prezzi nelle aree dichiarate in stato di calamità, oltre a controlli più incisivi contro accaparratori, profittatori e cartelli, sulla base della legge sui prezzi dei beni di prima necessità.
In Papua Nuova Guinea, l’amministrazione del distretto di Gazelle ha stanziato oltre 1,2 milioni di kina per affrontare l’emergenza idrica. Il sistema di approvvigionamento attuale garantisce le forniture soltanto per periodi compresi tra uno e tre giorni, rendendo necessarie infrastrutture più stabili. Alle Galapagos, infine, forti piogge ritenute collegate a El Niño hanno provocato almeno un morto e costretto migliaia di persone a lasciare le abitazioni. Secondo le stime del comune di Santa Cruz, le famiglie colpite sono circa 2.000.