Libertà d'informazione

Declino globale della libertà di stampa: crollo dell’Italia al 56esimo posto

Il rapporto mondiale evidenzia una forte regressione del diritto di cronaca a causa di leggi restrittive e pressioni politiche

Declino globale della libertà di stampa: crollo dell’Italia al 56esimo posto

La libertà di stampa nel mondo attraversa una crisi senza precedenti storici. L’organizzazione non governativa Reporters Without Borders (RSF) ha pubblicato il nuovo Indice mondiale della libertà di stampa giovedì 16 luglio 2026, rilevando che la media globale dei punteggi dei 180 territori esaminati ha raggiunto il livello più basso mai registrato dall’inizio delle rilevazioni nel 2001. Oggi, oltre la metà dei territori analizzati (il 52,2%) si colloca nelle categorie classificate come “difficile” o “molto grave”. A titolo di confronto statistico, nel 2002 questa fascia di criticità comprendeva soltanto il 13,7% dei Paesi del mondo, mentre la quota di popolazione globale che godeva di una condizione “buona” di libertà informativa è passata dal 20% a meno dell’1%.

Le dinamiche legali e i governi che ostacolano il diritto di cronaca

Il fattore di maggiore deterioramento nell’ultimo anno è rappresentato dall’indicatore legale, peggiorato in oltre il 60% degli Stati analizzati. La segretaria generale di RSF ha dichiarato che “l’estensione del segreto di Stato e della sicurezza nazionale è diventata in molti Paesi un mezzo per impedire la copertura giornalistica di questioni di interesse pubblico”, evidenziando come la criminalizzazione del giornalismo non sia più una prerogativa esclusiva dei regimi autoritari, ma si stia diffondendo anche all’interno delle democrazie occidentali. Agli estremi inferiori della classifica globale rimangono l’Eritrea, la Corea del Nord e la Cina, seguite dalla Russia e dalla Bielorussia. Anche all’interno dell’Unione Europea si registrano forti criticità legali, con l’Ungheria ferma in posizione arretrata e la Francia colpita dalla diffusione delle querele temerarie, note come azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP).

La situazione italiana tra intimidazioni e dipendenza economica

L’Italia registra un forte arretramento nella classifica globale, scivolando dal 49esimo posto del 2025 al 56esimo posto attuale, con un punteggio sceso a 65,16%. Nel 2002 lo Stato italiano occupava la 40esima posizione. I parametri nazionali che hanno subito il calo maggiore sono la sicurezza, l’aspetto sociale e l’ambito legislativo. Secondo l’analisi di RSF, gli operatori dell’informazione in Italia operano sotto la costante pressione della criminalità organizzata e di gruppi estremisti violenti, a cui si sommano i tentativi della classe politica di limitare l’attività d’inchiesta attraverso riforme restrittive della legislazione penale e l’uso sistematico delle azioni risarcitorie per diffamazione. Questa morsa spinge molti cronisti verso l’autocensura, un fenomeno amplificato dalla precarietà contrattuale e dalla forte dipendenza finanziaria dei media dai sussidi governativi e dalla raccolta pubblicitaria.

Area geografica / Paese Tendenza / Stato
Norvegia
In miglioramento (Stabile al vertice da 10 anni)
Paesi Bassi Eccellente / Situazione ottimale
Estonia Eccellente / Situazione ottimale
Francia
Buona (ma minacciata dall’abuso di querele SLAPP)
Italia
In netto peggioramento (era 49° nel 2025, 40° nel 2002)
Bulgaria
Problematico (tra i peggiori risultati nell’Unione Europea)
Cina Molto grave / Censura totale
Corea del Nord
Molto grave / Controllo statale assoluto
Eritrea
Molto grave (Ultima posizione globale)