Negli ultimi anni, l’accessibilità digitale è diventata una questione cruciale per aziende, pubbliche amministrazioni e milioni di cittadini. Questo cambiamento è stato guidato da un importante cambiamento normativo, iniziato con l’European Accessibility Act e proseguito con il recepimento in Italia attraverso il D.Lgs. 82/2022. Tuttavia, il passaggio più significativo è avvenuto recentemente, quando l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha completato il quadro operativo per verificare, monitorare e sanzionare le violazioni in materia di accessibilità.
Il 15 maggio 2026, AgID ha pubblicato un nuovo regolamento che disciplina le attività di vigilanza sull’accessibilità dei servizi informatici. Sebbene possa sembrare un aggiornamento tecnico, in realtà rappresenta un tassello fondamentale per trasformare l’accessibilità digitale da principio astratto a requisito concreto e verificabile.
Novità del regolamento
È importante notare che il nuovo regolamento non introduce nuovi obblighi tecnici; le regole che definiscono l’accessibilità di siti, applicazioni e servizi digitali rimangono le stesse, basate sugli standard WCAG 2.1 livello AA e sulla norma europea EN 301 549. La vera novità riguarda il modo in cui queste norme vengono fatte rispettare. Fino ad ora, il quadro normativo era caratterizzato da un paradosso: esistevano obblighi, ma mancavano procedure chiare e strumenti operativi efficaci.
Il nuovo regolamento definisce in dettaglio chi interviene, come vengono effettuate le verifiche e quali documenti possono essere richiesti. Non cambia ciò che le organizzazioni devono fare, ma modifica il modo in cui AgID può verificare il loro operato. Questo passaggio è fondamentale, poiché l’accessibilità digitale non è un tema nuovo in Italia; già nel 2004, la Legge Stanca aveva introdotto obblighi specifici per la pubblica amministrazione e alcune categorie di soggetti privati.
Un sistema di vigilanza chiaro
Il vero cambio di paradigma è avvenuto con l’European Accessibility Act, che ha esteso i requisiti di accessibilità a una vasta gamma di prodotti e servizi privati. In Italia, la direttiva è stata recepita attraverso il D.Lgs. 82/2022, applicabile dal 28 giugno 2025. Nel marzo 2026, AgID ha pubblicato le Linee guida operative e ha attivato una piattaforma pubblica per segnalare barriere digitali.
Il regolamento di maggio completa un percorso iniziato anni fa: esistono obblighi, strumenti per verificarli e procedure chiare per intervenire in caso di inadempienza. È fondamentale sottolineare che il perimetro dei soggetti interessati è molto ampio, coinvolgendo non solo enti pubblici, ma anche numerose organizzazioni private in settori chiave dell’economia digitale, come e-commerce, servizi bancari e piattaforme di comunicazione.
Il regolamento stabilisce un percorso preciso dalla segnalazione di una criticità all’applicazione di sanzioni. Il procedimento può iniziare da segnalazioni di cittadini o da attività di monitoraggio di AgID. Inizialmente, interviene il Difensore civico per il digitale, che può richiedere informazioni e chiarimenti. Se emergono criticità, l’organizzazione deve presentare un piano di adeguamento.
Il sistema è progettato per favorire la conformità prima della sanzione, mirando a rimuovere le barriere digitali. Tuttavia, se l’organizzazione non collabora, il fascicolo passa alla fase sanzionatoria, con sanzioni che possono arrivare fino a 40.000 euro o, per alcune categorie, fino al 5% del fatturato annuo. In casi gravi, si possono prevedere misure come la sospensione del servizio o il ritiro di un’applicazione dagli store digitali.
In conclusione, il vero cambiamento non è solo l’entità delle sanzioni, ma la creazione di un sistema che rende verificabile il rispetto delle norme, collegando i diritti degli utenti all’attività di vigilanza dell’autorità.