Cronaca locale

Bimbo di otto mesi con lividi al nido a Monza, il padre valuta denuncia

Una coppia chiede chiarimenti alla Squadra mobile dopo aver letto delle indagini nella struttura

Bimbo di otto mesi con lividi al nido a Monza, il padre valuta denuncia

Un padre di Monza e Brianza sta valutando di presentare una denuncia dopo aver trovato il figlio di otto mesi con lividi e graffi sul volto, al momento della restituzione da parte del nido. L’episodio risale a un pomeriggio di giugno, quando l’uomo, indicato con il nome di fantasia Giuseppe, era andato a prendere il bambino in anticipo rispetto al consueto.

Secondo il racconto riportato da Il Giorno, il piccolo aveva segni nella zona degli occhi e del naso. Il padre sostiene di aver chiesto spiegazioni alla titolare della struttura, ricevendo una ricostruzione che non lo avrebbe convinto: il bambino sarebbe caduto da un gioco nel quale si era infilato, sebbene non fosse adatto alla sua età. Il genitore afferma di aver giudicato poco credibili le motivazioni fornite e di conservare i messaggi scambiati con la direttrice.

La richiesta di verificare le immagini

La decisione di approfondire la vicenda è maturata dopo la diffusione delle notizie relative a un’altra indagine sullo stesso asilo nido. In quel procedimento sono state arrestate la direttrice e una giovane maestra, accusata anche di violenza sessuale su minori, oltre che di maltrattamenti. Le immagini registrate dalle telecamere avrebbero documentato, secondo quanto emerso dall’inchiesta, punizioni degradanti, carenze nell’accudimento e una somministrazione non adeguata di cibo e acqua, oltre ad approcci ritenuti inopportuni nei confronti dei bambini.

Il padre si è rivolto alla Squadra mobile per chiedere di poter verificare i filmati e chiarire se anche i segni riscontrati sul figlio siano collegati a condotte avvenute all’interno della struttura. Al momento, sulla base delle informazioni disponibili, non è stata indicata una ricostruzione investigativa definitiva sull’episodio che riguarda il bambino di otto mesi. L’eventuale denuncia dovrebbe consentire agli inquirenti di valutare i fatti e acquisire gli elementi utili.

Il precedente episodio del sangue sul body

Nel racconto della famiglia compare anche un secondo episodio considerato poco chiaro. In un’occasione, al rientro a casa, i genitori avrebbero trovato macchie di sangue sul body del figlio. Agli stessi sarebbe stato spiegato che si trattava del sangue di una maestra, che si sarebbe ferita a un dito mentre teneva in braccio il bambino. Anche in quel caso, Giuseppe riferisce di essersi chiesto come fosse potuto accadere e quale fosse stata l’attività svolta in quel momento.

Il bambino era stato iscritto al nido dal 27 aprile. La famiglia, composta da due genitori lavoratori, aveva scelto la struttura perché era l’unica con posti disponibili vicino casa. Il servizio costava 430 euro al mese per la mezza giornata, dalle 7.30 alle 13, mentre l’estensione con il pranzo prevedeva altri 150 euro. Il padre riferisce inoltre di aver notato condizioni igieniche non ottimali, in particolare nella cucina.

La struttura, descritta come di piccole dimensioni, ospitava inizialmente 15 bambini, poi ridotti a 12, ed è attualmente chiusa per ferie. In vista di settembre, la famiglia cerca un’altra soluzione per il figlio e ha chiesto un incontro al sindaco del Comune, dal quale spera di ricevere aiuto per trovare un posto, possibilmente convenzionato. La richiesta si inserisce nelle iniziative di sostegno alle famiglie che frequentavano il nido coinvolto nell’inchiesta.