Bogotà ha trasformato lo stadio Nemesio Camacho El Campín in un grande centro per la raccolta e la distribuzione di aiuti destinati alle aree colpite dal sisma del 10 agosto. Nel parcheggio dell’impianto sono state concentrate le scorte, mentre centinaia di persone hanno lavorato alla ricezione, alla selezione e alla preparazione dei materiali.
Secondo Sencia, l’organizzazione che coordina le operazioni, più di 7mila volontari si sono alternati giorno e notte nelle attività logistiche. In cinque giorni dal centro della capitale sono partite 700 tonnellate di generi di prima necessità, indirizzate anche verso Cali, Pereira, Manizales e Quibdó, alcuni dei centri interessati dalle conseguenze più pesanti della calamità.
Le conseguenze del sisma
La mobilitazione è iniziata dopo il terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia occidentale alle 7.34 del 10 agosto. Il Servicio Geológico Colombiano ha localizzato l’epicentro a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, a una profondità di 103 chilometri. La scossa è stata avvertita in gran parte del Paese e anche oltre i confini nazionali.
Il bilancio provvisorio indica circa 290 morti e più di 4mila feriti. Le persone disperse sono oltre 140. Il terremoto ha provocato crolli e gravi danni ad abitazioni ed edifici pubblici in una vasta area della Colombia centro-occidentale, con ripercussioni soprattutto a Cali, Pereira, Manizales e Quibdó. Nelle zone colpite le squadre di soccorso continuano a cercare eventuali superstiti tra le macerie.
La catena degli aiuti
All’attività dei soccorritori si affianca quella organizzata nella capitale. Le donazioni arrivate a El Campín vengono registrate e suddivise per tipologia; successivamente i prodotti sono inseriti nei pacchi, caricati sui camion e inviati alle comunità che hanno bisogno di generi essenziali. Il lavoro si svolge lungo una sequenza coordinata, dalla consegna delle scorte fino alla partenza dei mezzi verso le località colpite.
Le immagini diffuse dallo stadio mostrano il parcheggio occupato dai materiali e una lunga catena di volontari impegnati nelle diverse fasi della preparazione. La risposta dalla capitale accompagna così le operazioni nelle aree devastate, mentre la popolazione colpita resta al centro degli interventi di emergenza e della ricerca tra gli edifici danneggiati. Un cittadino arrivato all’impianto per portare una donazione ha spiegato di voler aiutare chi ha perso tutto.