Indagine interna

Custodi sotto esame dopo il furto delle opere di Antonello

La procedura scatterà dopo la relazione della direttrice; i verbali precedenti non mostrano irregolarità

Custodi sotto esame dopo il furto delle opere di Antonello

Si va verso l’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti dei quattro custodi presenti al museo regionale durante il furto di sei tavole di Antonello da Messina, avvenuto a Ferragosto. La procedura dovrebbe partire quando il dipartimento regionale per i Beni culturali riceverà la relazione della direttrice Marisa Mercurio. Gli accertamenti sulle modalità del colpo sono condotti da polizia e carabinieri.

Custodi in ferie durante gli accertamenti

Secondo quanto ricostruito, al momento dell’irruzione l’antifurto sarebbe entrato in funzione e la scena potrebbe essere stata registrata dalle telecamere di videosorveglianza. Nonostante questi sistemi, però, i quattro dipendenti in servizio non si sarebbero accorti di quanto stava accadendo. Si tratta di due donne dipendenti regionali e di due uomini, tutti già ascoltati dagli investigatori.

Per ora i quattro custodi sono stati collocati in ferie. Tra le ipotesi valutate dall’amministrazione figura anche il licenziamento, considerato il provvedimento più grave in caso di eventuali inadempienze rilevanti. La decisione sarà presa al termine delle verifiche e dopo l’esame della relazione della direttrice, mentre l’inchiesta continua a concentrarsi sulla dinamica dell’intrusione e sulle responsabilità legate alla sorveglianza.

Le verifiche sui documenti del museo

Dai controlli effettuati sui verbali interni compilati dal personale nei giorni precedenti al furto, riferisce l’Ansa, non sarebbero emerse anomalie. Dopo il colpo, il presidente della Regione Renato Schifani ha disposto un’ispezione interna. Anche l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, ha svolto un sopralluogo nella struttura, incontrando il personale e verificando direttamente le condizioni del museo.

Un primo elemento utile alle indagini è arrivato dal ritrovamento di due tavole, abbandonate dalla banda durante la fuga. Le opere sono state individuate casualmente da una coppia, che ha poi chiamato il 112. In quella fase le forze dell’ordine avrebbero incontrato difficoltà nel contattare telefonicamente qualcuno all’interno del museo. Solo in seguito, una volta usciti dalla struttura, i custodi si sarebbero resi conto che i dipinti erano stati sottratti.

La coppia ha inoltre riferito che due sbarre metalliche della recinzione esterna sarebbero state allargate da mesi. L’elemento è ora tra quelli valutati dagli investigatori per ricostruire il percorso seguito dai ladri e le condizioni di accesso al museo. Restano da chiarire sia l’esatta dinamica dell’irruzione sia come sia stato possibile portare via le altre opere senza che il personale intervenisse.

Nel frattempo il museo ha riaperto al pubblico, ma nelle sale è ancora visibile il vuoto lasciato dai capolavori trafugati. Due teli neri coprono gli spazi originariamente occupati dalle opere: uno riguarda le tavole del Polittico di San Gregorio, l’altro la colonna che ospitava la tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e Cristo in Pietà. Nelle prime ore dalla riapertura sono stati circa trenta i visitatori entrati nella struttura.