Michela Rubiu, 47 anni, è morta all’ospedale Brotzu di Cagliari dopo 25 giorni di agonia. La donna era ricoverata dal 23 luglio, quando era stata raggiunta alla nuca da un proiettile sparato dal marito all’interno del bar che i due gestivano insieme a Solanas, nel Cagliaritano.
Il decesso è avvenuto attorno alle 12 del 17 agosto, nel reparto di rianimazione della struttura cagliaritana. Le condizioni della 47enne erano apparse gravissime fin dal momento del ferimento, avvenuto nel locale di Solanas.
La ricostruzione dell’aggressione
Secondo quanto riferito nel testo, a sparare sarebbe stato Alessandro Pintus, 39 anni. L’uomo aveva già confessato davanti ai carabinieri e al giudice per le indagini preliminari di aver esploso il colpo contro la compagna.
La stessa confessione riguardava anche l’uccisione del fratello di Pintus, un 42enne. Il congiunto sarebbe stato colpito nella medesima vicenda, ma il testo non fornisce ulteriori elementi sulla dinamica o sul luogo del secondo omicidio.
L’ipotesi dell’accusa
Con la morte di Rubiu, la posizione dell’indagato potrebbe cambiare. Per Pintus, già sottoposto agli accertamenti dell’autorità giudiziaria, l’accusa contestata sarà probabilmente modificata in duplice omicidio volontario, in relazione ai due decessi.
La qualificazione giuridica dovrà essere definita dagli organi competenti sulla base degli atti dell’inchiesta. Al momento, gli elementi riportati sono la confessione resa ai carabinieri e al gip, il ferimento della 47enne nel bar di Solanas e la sua morte, avvenuta dopo il ricovero al Brotzu.