Aggressione mortale

Tre fermi per la morte di Vito Genovese a Palermo

Contestati insulti, colpi con un attrezzo; lesioni subite da Domenico D’Anna durante il litigio vicino all’autorimessa familiare

Tre fermi per la morte di Vito Genovese a Palermo

Sono tre le persone fermate nell’inchiesta sulla morte di Vito Genovese, il 45enne aggredito nei pressi del garage della propria famiglia a Palermo. Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono due minorenni di 16 anni, mentre il terzo indagato è un uomo di 33 anni. La vittima sarebbe stata colpita con un cacciavite e con un casco dopo aver invitato alcuni giovani ad allontanarsi.

La ricostruzione dell’aggressione

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Genovese si era accorto della presenza di un gruppo di ragazzi vicino al garage di famiglia. Temendo che potessero rubare qualcosa, il 45enne sarebbe sceso per chiedere loro di andare via. Da quel momento sarebbe nata una discussione, durante la quale i due minorenni e il 33enne lo avrebbero prima insultato e poi aggredito.

Nel corso dell’azione sarebbe stato utilizzato un cacciavite, ritenuto l’arma con cui Genovese è stato ferito mortalmente. Gli aggressori avrebbero inoltre impugnato un casco. L’uomo sarebbe stato colpito fino a perdere la vita. La dinamica è ora al centro degli accertamenti, mentre gli investigatori stanno ricostruendo con precisione i diversi momenti dell’aggressione e il ruolo attribuito a ciascuno dei tre fermati.

Le indagini dei carabinieri

A individuare i presunti responsabili sono stati i carabinieri, che hanno ascoltato alcuni testimoni, svolto riconoscimenti fotografici e realizzato accertamenti tecnici sulla scena. Gli elementi raccolti avrebbero consentito ai magistrati di costruire, secondo l’impostazione dell’accusa, un solido quadro indiziario a carico dei tre indagati.

Nella stessa aggressione è rimasto ferito anche Domenico D’Anna, intervenuto in difesa di Genovese. L’uomo sarebbe stato raggiunto dal medesimo cacciavite. Il suo ferimento rappresenta un ulteriore elemento della ricostruzione investigativa, insieme alle testimonianze e agli esiti degli accertamenti eseguiti sul luogo dell’accaduto.

Per i tre fermati la posizione dovrà essere esaminata dall’autorità giudiziaria competente. Le responsabilità individuali e l’esatta dinamica dei fatti saranno definite nel prosieguo del procedimento, sulla base degli elementi già raccolti e di quelli che potranno emergere dagli ulteriori approfondimenti.