Il cinema italiano sta vivendo una fase di rinnovamento grazie a una nuova generazione di artisti che, nonostante le difficoltà, riescono a emergere e a farsi notare a livello internazionale. Recentemente, un film da 4,5 milioni di euro, privo di star e di un genere definito, ha conquistato l’Orso d’argento al Festival di Berlino. Inoltre, un cortometraggio girato in Albania è entrato nella shortlist degli Oscar, mentre un’attrice ha finalmente ottenuto un ruolo in una grande piattaforma globale dopo anni di provini. TPI ha raccolto storie e volti di questa nuova generazione di drammaturghi italiani.
Il contesto attuale
In Italia, il talento non è sufficiente per affermarsi nel cinema, nel teatro e nella cultura in generale. Per molti artisti che cercano di entrare in questi mondi da outsider, il problema non è solo dimostrare il proprio valore, ma anche riuscire a farsi notare. Le nuove generazioni si trovano di fronte a un sistema che premia le appartenenze e le reti consolidate, rendendo difficile l’accesso per chi non ha contatti. Per questo motivo, molti professionisti della cultura stanno cercando strade alternative, creando comunità e reti indipendenti e guardando oltre i confini nazionali.
Una parte significativa di questi artisti lavora dietro le quinte di festival, gira cortometraggi con budget minimi e mette in scena spettacoli in spazi improbabili. Nonostante le difficoltà, stanno formando una nuova rete di relazioni, fatta di collaborazioni e progetti comuni che attraversano città e discipline. Se le porte restano chiuse, la risposta è costruire nuovi ingressi.
Storie di successo
Tra i protagonisti di questo movimento c’è Giacomo Abruzzese, regista, sceneggiatore e produttore tarantino che vive in Francia. I suoi cortometraggi sono stati selezionati nei festival più importanti del mondo, come il Palm Spring Festival e la Biennale di Venezia. Nel 2023, il suo primo lungometraggio, Disco Boy, ha vinto l’Orso d’Argento per il miglior contributo artistico al Festival di Berlino. Abruzzese racconta di come la sua passione per il cinema sia nata grazie a un programma di Rai Tre, Fuori Orario, che gli ha aperto gli occhi sul cinema d’autore internazionale.
La sua carriera è iniziata in Palestina, dove ha lavorato come fotografo e assistente. Dopo aver accumulato esperienza, ha deciso di frequentare una scuola di cinema in Francia, dove ha potuto realizzare progetti e imparare a gestire i budget. Il suo film Disco Boy ha richiesto quasi 10 anni di lavoro tra scrittura e ricerca di finanziamenti, ma alla fine ha trovato il supporto necessario per realizzarlo. Ora, sta preparando il suo secondo film, che girerà a Milano e sarà ambientato negli anni ’90, con un cast internazionale e una produzione prevalentemente italiana.