Cucina e letteratura

Long John Silver: il cuoco pirata che sfida le convenzioni

Long John Silver, il cuoco zoppo de L'Isola del Tesoro, sfida le convenzioni.

Long John Silver: il cuoco pirata che sfida le convenzioni

Il personaggio più magnetico dell’Isola del Tesoro è Long John Silver: una gamba sola, una stampella e una cucina da governare nel ventre della nave. Robert Louis Stevenson affida il centro della trama a un cuoco zoppo, che nonostante questo – o forse proprio per questo – domina la scena. È la centralità di figure che stanno ai margini, ma che proprio per questo aprono possibilità.

È affascinante e al tempo stesso destabilizzante che il personaggio più carismatico dell’Isola del Tesoro sia un cuoco zoppo. Non il coraggioso capitano Smollet, non l’irreprensibile dottor Livesey e nemmeno il giovane protagonista Jim Hawkins, ma Long John Silver: un uomo con una gamba sola, un pappagallo sulla spalla e una cucina da governare. Non è un dettaglio, ma una scelta narrativa che continua a produrre effetti. Non a caso il titolo originale del libro è: Sea Cook, or Treasure Island; perché dentro a uno dei romanzi di formazione più potenti della narrativa mondiale, Stevenson affida il centro morale e simbolico dell’intera trama a chi è segnato da una menomazione.

Il cuoco come figura centrale

Silver è il vero maestro del giovane Jim Hawkins. Non perché sia buono (non lo è), né perché sia coerente (non lo è affatto), ma perché è intelligente, adattabile, capace di leggere gli uomini e di muoversi tra le regole senza mai rispettarle fino in fondo. È, in altre parole, un personaggio moderno. E guarda caso, è anche un cuoco.

La cucina, soprattutto quella di bordo, è uno spazio ambiguo: subordinato e centrale allo stesso tempo. Il cuoco non comanda la nave, ma senza il cuoco la nave non funziona. Silver incarna perfettamente questa ambiguità. È apparentemente marginale – un uomo con una gamba sola, confinato ai fornelli – ma in realtà tiene insieme tutto: gli equilibri della ciurma, le alleanze, i tradimenti. La sua disabilità, che in un altro contesto lo avrebbe reso fragile o escluso, qui diventa un elemento di costruzione del personaggio.

Un simbolo di adattamento

Se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che la figura del pirata, così come si consolida nell’immaginario tra Otto e Novecento, porta spesso con sé una forma di menomazione: una gamba di legno, una benda sull’occhio, un uncino al posto della mano. Questa menomazione non è il segno di una caduta, ma di una sopravvivenza. Silver non è “meno” degli altri. Ha perso qualcosa, ma ha guadagnato in astuzia, in capacità di adattamento, in libertà dalle convenzioni. Cucinare è sempre un’arte dell’adattamento. Non è un caso che molte grandi tradizioni culinarie nascano in condizioni di scarsità, di marginalità, di vincolo.

In un romanzo di formazione, la guida del giovane protagonista non è un modello da imitare, ma una figura da attraversare. Jim Hawkins non deve diventare Silver. Deve imparare da lui, e poi prendere un’altra strada. Ma senza Silver, quella strada non esisterebbe. La centralità di figure che stanno ai margini, che non corrispondono ai modelli dominanti, apre possibilità. In un’epoca che tende a costruire modelli sempre più levigati, la storia di un cuoco pirata con una gamba sola continua a dirci che il potere non coincide con la perfezione.