Il caldo estremo sta colpendo l’Italia e l’Europa da diversi giorni, portando molte Regioni ad adottare ordinanze che limitano il lavoro all’aperto nelle ore più calde. Tuttavia, queste misure risultano spesso inefficaci per i rider, che svolgono gran parte della loro attività proprio in quelle fasce orarie. La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha sottolineato che fermarsi durante le ore più calde comporterebbe per i rider una significativa perdita di guadagni, rendendo le tutele previste dalle ordinanze sostanzialmente inefficaci.
In questo contesto, la Cisl propone di estendere forme di sostegno economico anche ai lavoratori esclusi dagli ammortizzatori sociali, in caso di sospensione dell’attività a causa delle temperature estreme. “Nessuno deve essere messo nella condizione di scegliere tra la propria salute e il proprio reddito” ha affermato Fumarola, evidenziando la necessità di una rete di protezione per i rider.
Le criticità delle ordinanze
Secondo Fumarola, il limite delle ordinanze è evidente: esse intervengono sull’attività lavorativa, ma non sul reddito. La maggior parte dei rider lavora con forme di autonomia o collaborazione, senza accesso agli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori subordinati. Pertanto, se un’ordinanza vieta il lavoro, ma fermarsi significa azzerare il reddito giornaliero, l’efficacia del provvedimento si svuota nei fatti. Di conseguenza, molti rider continuano a consegnare anche nelle ore più rischiose.
La situazione non è uniforme sul territorio: alcune Regioni, come Lazio, Piemonte, Sicilia ed Emilia-Romagna, hanno inserito i rider tra le categorie da tutelare, ma il controllo e l’applicazione delle regole rimangono complessi.
Proposte per una maggiore tutela
Fumarola ha anche evidenziato che non tutti i rider sono nella stessa condizione: chi consegna con la bici a 35 gradi è esposto a un rischio molto diverso rispetto a chi utilizza un’auto o una moto. Da qui la richiesta di regole e limitazioni flessibili, adattate ai reali mezzi di trasporto utilizzati, per evitare soluzioni uniformi che potrebbero risultare inefficaci o ingiuste.