Stima economica

Gli scioperi del 30 ottobre valgono un miliardo per l’Italia

L’analisi Cgia calcola 817 milioni di mancata produzione, includendo ricadute su famiglie, aziende e servizi

Gli scioperi del 30 ottobre valgono un miliardo per l’Italia

Gli scioperi del 30 ottobre avrebbero prodotto una perdita complessiva vicina al miliardo di euro. La stima è dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui l’astensione dal lavoro avrebbe sottratto circa 817 milioni di euro al sistema Paese. Alla componente direttamente legata alla produttività si aggiungerebbero altri costi indiretti, con effetti su cittadini, imprese, conti pubblici e lavoratori.

Il calcolo prende in esame un’adesione ipotetica pari al 20 per cento dei lavoratori dipendenti in tutte le regioni. In Italia il valore aggiunto giornaliero, cioè il prodotto interno lordo al netto delle imposte indirette, si aggira intorno ai 5,6 miliardi di euro. Applicando a questo dato la quota di partecipazione stimata, la Cgia quantifica in 817 milioni la produttività persa nella giornata di protesta.

La distribuzione territoriale

Le conseguenze economiche maggiori si concentrerebbero nelle aree più industrializzate e nei territori con il più elevato valore aggiunto. In base allo scenario elaborato dall’ufficio studi, la Lombardia registrerebbe la perdita più consistente, pari a 193,6 milioni di euro. Al secondo posto figura il Lazio, con 94,3 milioni, seguito dal Veneto, dove il valore aggiunto non prodotto arriverebbe a 75,3 milioni.

Nella graduatoria seguono l’Emilia-Romagna, con 74,6 milioni di euro, e il Piemonte, con 60,2 milioni. Si tratta di una simulazione costruita assumendo lo stesso livello di adesione in ogni regione e non di una rilevazione definitiva degli effetti dello sciopero. Il dato complessivo, sottolinea la Cgia, comprende inoltre ricadute che non si esauriscono nelle ore di lavoro non effettuate.

Le ricadute su servizi e attività produttive

Gli effetti indiretti possono manifestarsi già con l’annuncio di un’astensione, quando aziende e operatori devono modificare programmi e approvvigionamenti. Se i treni merci circolano in modo ridotto e porti o interporti restano chiusi, anche parzialmente, i container possono rimanere fermi e le consegne subire ritardi.

La sospensione dei servizi può creare difficoltà anche nella vita quotidiana. Con le scuole materne e dell’obbligo non accessibili, molti genitori possono essere costretti a chiedere un permesso per occuparsi dei figli. L’assenza dei mezzi pubblici, invece, spinge alcuni lavoratori del settore privato a utilizzare l’automobile, sostenendo direttamente i costi degli spostamenti.

Per le imprese, in particolare per quelle pubbliche, la riduzione delle ore lavorate si traduce in una minore produttività e può incidere anche sul gettito fiscale e contributivo. La stima economica non modifica però la natura dello sciopero, che resta un diritto fondamentale dei lavoratori.