Il governo ha deciso di rinviare il tavolo di confronto sull’ex Ilva inizialmente previsto a Palazzo Chigi. A Roma, l’esecutivo ha chiesto alle organizzazioni sindacali di riaggiornare la sessione di discussione alla prossima settimana, a seguito della decisione della Corte di Cassazione di fissare per il 20 ottobre l’udienza sul ricorso straordinario. L’azione legale è stata promossa contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che, il 11 settembre, ha disposto la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento pugliese entro la fine di ottobre, respingendo le istanze di sospensiva presentate da Ilva e Acciaierie d’Italia. Il provvedimento contenente le tutele per il personale verrà dunque esaminato dal Consiglio dei Ministri quando il quadro giuridico risulterà definito.
Le misure sociali e il tavolo tecnico sul lavoro
In vista del prosieguo della trattativa, le parti si ritroveranno venerdì 18 settembre 2026 per un tavolo tecnico convocato presso il Ministero del Lavoro. Durante il vertice si approfondiranno gli ammortizzatori sociali da attivare per contrastare i licenziamenti collettivi già preannunciati da diverse associazioni d’impresa, come Aigi per 2.500 addetti dell’indotto. Il pacchetto predisposto con la regia della Presidenza del Consiglio e i Ministeri di Lavoro, Imprese, Coesione, Economia e Ambiente prevede l’estensione della cassa integrazione straordinaria ad altri 5.000 dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia — che si aggiungono ai 4.500 già autorizzati nel gruppo, di cui 3.800 impiegati nel sito di Taranto — e l’utilizzo dell’ammortizzatore unico emergenziale per i lavoratori terzi. Le sigle dei lavoratori sollecitano inoltre l’accesso alle tutele per l’amianto, il riconoscimento del lavoro usurante e specifici incentivi all’esodo.
La strategia dell’esecutivo e le risorse per la riconversione
Illustrando le linee guida dell’esecutivo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha confermato la volontà di proseguire la produzione di acciaio a Taranto e di procedere con la gara di cessione degli asset aziendali a un nuovo investitore privato. La visione a lungo termine delineata dal governo punta sulla transizione ecologica degli impianti tramite l’installazione di forni elettrici alimentati a preridotto (Dri), da finanziare con risorse pubbliche già stanziate e integrabili. Parallelamente, la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura, con 162 voti favorevoli e 108 contrari, il decreto accise-Ilva che autorizza il trasferimento diretto ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria di un finanziamento fino a 100,5 milioni di euro per l’anno 2026. L’intervento d’urgenza servirà anche da norma-ponte per rafforzare i Contratti istituzionali di sviluppo e sostenere la reindustrializzazione dell’area locale, estendendo i progetti al settore della difesa.
Le richieste del sindacato e le reazioni politiche
Sul fronte rappresentativo, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha sottolineato l’importanza dell’intervento pubblico permanente per salvaguardare oltre 20.000 occupati complessivi: “Il progetto industriale deve vedere la presenza dello Stato. Bisogna sostituire gli altiforni con nuove tecnologie che non inquinano per continuare a produrre acciaio”. Le dichiarazioni si inseriscono nel contesto della mobilitazione proclamata dalle imprese dell’indotto, sfociata in uno sciopero di 24 ore e in diversi blocchi stradali. In ambito parlamentare si registrano posizioni contrapposte: l’esponente del Partito Democratico Virginio Merola critica la mancanza di una prospettiva industriale solida, mentre la deputata di Fratelli d’Italia Mariangela Matera difende gli interventi normativi avviati dal governo per garantire la continuità operativa del polo siderurgico.