Nel suo ultimo libro, Vaclav Smil affronta il tema del futuro del sistema alimentare, analizzando dati e statistiche per dimostrare che è possibile nutrire una popolazione in crescita senza danneggiare il pianeta. La questione centrale è: perché alcuni dei maggiori produttori di cibo al mondo sono anche tra i paesi più denutriti? E perché sprechiamo ogni giorno l’equivalente di 1000 chilocalorie a persona?
Smil, con l’autorevolezza di uno scienziato e la chiarezza di un grande divulgatore, ci guida in un viaggio nel mondo dell’alimentazione, sostenendo che dar da mangiare a tutti non è un’utopia, ma un obiettivo raggiungibile attraverso cambiamenti graduali piuttosto che rivoluzionarie innovazioni tecnologiche. Nel dibattito sul futuro del pianeta, Smil si distacca dalle posizioni catastrofiste e dal tecno-ottimismo, affermando che i dati dovrebbero bastare a far notizia.
Le disuguaglianze alimentari
I dati sul sistema alimentare rivelano che stiamo producendo troppo, pagando troppo poco e sprecando troppo. In paesi dove l’apporto medio giornaliero supera le 3000 kcal, sarebbe opportuno coltivare meno e restituire alcuni campi a prati e foreste. Smil sottolinea l’assurdità della vasta scelta alimentare nei supermercati occidentali, dove si possono trovare fino a 30mila articoli diversi. Propone di privilegiare cibi più efficienti, come cereali integrali, sardine e pollo, piuttosto che alimenti altamente trasformati.
Viviamo in un’epoca di abbondanza che nasconde profonde disuguaglianze. In Occidente, ma anche in Cina, non ci preoccupiamo di come sfamare il mondo, poiché disponiamo di eccedenze alimentari scandalose. Produciamo cibo a sufficienza per sfamare tutti, ma il problema risiede nell’accesso diseguale. Mentre nell’UE, nel Nord America e in gran parte dell’America Latina si spreca il 25-35% del cibo, in Asia meridionale e Africa subsahariana vive circa il 90% delle persone denutrite del mondo.
Le cause della fame
Smil evidenzia che la governance e la violenza sono le cause principali della fame, non la produzione alimentare in sé. In Africa subsahariana, molti paesi sono gestiti in modo inadeguato, con disuguaglianze economiche e alti livelli di corruzione, oltre a essere afflitti da conflitti. Anche in Asia meridionale, i tassi di denutrizione sono elevati a causa di problemi di governance e disuguaglianze economiche.
Ogni giorno vengono prodotte in media 3000 calorie di cibo a persona, ma 1000 calorie vengono sprecate. Le perdite avvengono a ogni livello della filiera alimentare, dalla raccolta alla vendita al dettaglio. Nei paesi ricchi, il cibo è più economico che mai, portando a un aumento degli sprechi. Nel 1950, una famiglia italiana spendeva il 50% del proprio reddito in cibo, ora è solo il 15%, con conseguente aumento degli sprechi.
Infine, Smil si interroga sulla possibilità di una conversione totale al biologico, sottolineando che richiederebbe un impegno significativo da parte della popolazione urbana per raccogliere e gestire i rifiuti organici necessari per mantenere alte le rese agricole. La transizione verso un sistema alimentare più sostenibile è complessa e richiede una riflessione profonda sulle nostre abitudini alimentari e sul nostro rapporto con la terra.