Cinque Paesi dell’Unione europea stanno lavorando alla possibilità di raggiungere accordi con Stati terzi per ospitare centri destinati ai migranti e alle procedure di rimpatrio. L’iniziativa è stata illustrata dal ministro dell’Immigrazione danese Morten Bodskov al termine di una riunione tenuta a Copenaghen con i rappresentanti di Paesi Bassi, Grecia, Germania e Austria.
Secondo Bodskov, il progetto per la creazione di un centro di rimpatrio esterno al territorio dell’Ue avrebbe raggiunto una fase avanzata. La Danimarca, ha spiegato il ministro, prevede di poter inviare i primi cittadini stranieri in uno Stato partner entro la fine del prossimo anno. Il titolare del dicastero non ha però indicato quali siano i Paesi con cui si starebbero valutando gli accordi.
Le possibili destinazioni
Le indiscrezioni circolate nei giorni precedenti alla riunione indicano Uganda e Ruanda come possibili Stati coinvolti. Nel corso dell’incontro a Copenaghen, tuttavia, non è stata fornita una conferma ufficiale su queste destinazioni né sono stati resi noti i contenuti di eventuali intese. Il progetto riguarda la gestione di persone che soggiornano irregolarmente e che gli Stati promotori faticano a rimpatriare nei Paesi di origine.
Bodskov ha sostenuto che non debba essere riconosciuto un vantaggio a chi si trova illegalmente in Danimarca a causa delle difficoltà operative nel completare il rimpatrio. A suo giudizio, la cooperazione tra i cinque governi rappresenterebbe un passaggio verso un sistema di asilo e migrazione più efficiente. Le sue dichiarazioni riflettono la posizione dei Paesi favorevoli a velocizzare le procedure e a individuare modalità alternative per l’esecuzione dei provvedimenti di espulsione.
Il quadro europeo e i rilievi sui diritti
Il progetto si inserisce nella revisione della politica migratoria europea approvata dal Parlamento europeo a giugno. Le nuove regole mirano ad accelerare le espulsioni e consentono agli Stati membri di istituire centri al di fuori dell’Unione. La possibilità di trasferire persone in Paesi terzi è però contestata da chi teme un indebolimento delle garanzie riconosciute ai richiedenti asilo.
A luglio, il Consiglio d’Europa, organismo distinto dalle istituzioni dell’Ue e impegnato nella tutela dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, ha avvertito che i centri di rimpatrio e gli accordi per il trasferimento di cittadini stranieri verso Paesi terzi possono comportare rischi rilevanti per i diritti umani. Tra le criticità richiamate figurano il rischio di maltrattamenti e quello di detenzioni arbitrarie. Il confronto sull’iniziativa resta quindi aperto tra l’obiettivo di rendere più rapide le espulsioni e la necessità di assicurare protezioni effettive alle persone coinvolte.