Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha chiesto al capo dello Shin Bet, David Zini, di avviare un’indagine sull’origine dei materiali utilizzati nel documentario Naza, premiato alla Mostra del Cinema di Venezia. La richiesta arriva dopo le dure critiche rivolte alla pellicola, realizzata dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, che raccoglie le testimonianze anonime di 24 soldati dell’intelligence israeliana sulle tecniche impiegate dall’esercito per uccidere civili nella Striscia di Gaza.
In una lettera a Zini, Zohar ha domandato di verificare se nella produzione siano state utilizzate informazioni sensibili o segrete, chi abbia fornito i materiali e se vi siano stati eventuali coinvolgimenti di soggetti considerati ostili. Il ministro aveva già annunciato l’intenzione di chiedere la revoca della cittadinanza dei due registi e aveva definito il film un tradimento dello Stato. Il governo israeliano ha respinto i contenuti dell’opera, sostenendo che le forze armate fanno il possibile per evitare vittime civili.
Le reazioni al film
Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha criticato Naza in un video diffuso sui social network. Il premier ha detto di considerare sconvolgente il contenuto del documentario e ha definito intollerabili le accuse rivolte a Israele dall’interno del Paese, in una fase in cui il governo sostiene di essere impegnato a contrastare l’antisemitismo a livello internazionale.
La vicenda si inserisce in un contesto di forte tensione politica e militare in Medio Oriente. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione a Strasburgo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha denunciato le divisioni tra i 27 Stati membri sulla risposta agli insediamenti israeliani in Cisgiordania e ha chiesto di mantenere aperta la prospettiva della soluzione dei due Stati. Ha inoltre richiamato la sofferenza della popolazione di Gaza e la necessità di sostenere i palestinesi.
Il quadro militare e umanitario
Secondo la Protezione civile palestinese, nella città di Gaza il crollo di un edificio di sei piani ha provocato 11 morti, mentre oltre 60 persone risultano disperse e 15 feriti sono stati estratti dalle macerie. L’edificio, secondo la stessa fonte, era già stato danneggiato da diversi attacchi durante la guerra. Le Nazioni Unite hanno chiesto l’accesso degli investigatori internazionali alla Striscia per raccogliere prove e documentare i resti recuperati sotto le macerie.
Sul fronte regionale, gli Houthi hanno dichiarato di non voler chiudere il traffico nel Mar Rosso e di essere disponibili a negoziare, mentre Arabia Saudita e movimento yemenita si sono scambiati accuse su droni e attacchi. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno inoltre rivendicato l’abbattimento di un drone statunitense sullo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti, intanto, fanno i conti con i danni alle proprie basi in Medio Oriente e con l’aumento dei costi del conflitto: il Congressional Budget Office ha stimato una spesa di 38 miliardi di dollari, destinata a crescere di circa tre miliardi al mese se la guerra dovesse proseguire.