Dossier estero

Medio Oriente, tensione alta tra Hormuz e Cisgiordania

Teheran consente passaggi iracheni; Washington rivendica controllo sulla rotta, mentre aumentano accuse e iniziative diplomatiche

Medio Oriente, tensione alta tra Hormuz e Cisgiordania

La crisi in Medio Oriente resta segnata dalla contrapposizione tra Iran, Israele e Stati Uniti, con ricadute sul traffico marittimo, sul Libano e sui territori palestinesi. Nelle ultime ore si sono susseguite dichiarazioni militari e diplomatiche, attacchi attribuiti a Israele nel sud del Libano, nuove pressioni sul progetto di insediamento E1 in Cisgiordania e un duro scontro tra Ankara e il governo di Benjamin Netanyahu.

Le operazioni e lo Stretto

Secondo l’agenzia libanese Nna, durante la notte l’artiglieria israeliana avrebbe colpito le aree periferiche di Doha Kafr Rumman, Tell al-Dabsha e la cresta di Ali al-Taher, nel sud del Libano, con proiettili al fosforo. Alle 6:45 sarebbero seguiti due raid aerei sulle alture nei pressi di Nabatieh al-Fouqa. La stessa fonte ha riferito di un’esplosione vicino ad Arnoun e di bombardamenti ad al-Mansouri, Bayt al-Sayyad e Majdal Zoun, accompagnati da demolizioni. Ad Akkar, invece, due granate lanciate da ignoti hanno danneggiato un’auto senza provocare feriti.

Sullo Stretto di Hormuz, un’analisi della Cnn basata sui dati dell’Ukmto segnala un aumento del 27 per cento dei transiti nell’ultima settimana. Il traffico rimane però all’incirca a un quinto dei livelli medi precedenti alla guerra: sono state registrate 103 navi in ingresso e 89 in uscita. Oltre l’80 per cento dei carichi liquidi delle ultime due settimane avrebbe seguito la rotta omanita, mentre l’Iran ha autorizzato il passaggio di alcune petroliere irachene. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che gli Usa eserciterebbero il controllo dell’area e che Teheran non sarebbe ancora pronta per un accordo.

Il comando iraniano ha rivendicato il rafforzamento dell’industria della difesa durante gli anni delle sanzioni e del conflitto. Il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha affermato che la dottrina militare è passata da difensiva a offensiva, precisando che ciò non implica attacchi preventivi. Teheran ha inoltre definito illegittime le nuove sanzioni americane e, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, le ha giudicate destinate a fallire. Lo stesso ministro ha discusso con l’omologo omanita Badr Albusaidi delle condizioni per riaprire il dialogo e della navigazione nello Stretto.

Cisgiordania e scontro diplomatico

Il progetto E1, che prevede nuovi insediamenti a est di Gerusalemme Est, ha provocato la condanna di Unione europea, Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e di otto Paesi arabo-islamici. Secondo i firmatari, l’iniziativa rischia di interrompere la continuità territoriale palestinese e di compromettere la soluzione dei due Stati. Washington ha chiarito ad Axios di non sostenere l’annessione della Cisgiordania, pur senza citare direttamente il progetto nei primi commenti.

I vertici dell’Idf avrebbero segnalato alla leadership israeliana il rischio di un’escalation violenta in Cisgiordania, collegata alla crescita degli avamposti e agli attacchi dei coloni contro palestinesi e proprietà. In parallelo, l’inviato americano per la Siria Tom Barrack ha sostenuto che il raid israeliano sulla base siriana di Abu al-Duhur non fosse giustificato da un reale dispiegamento turco, invitando Israele e Ankara a ricorrere al dialogo.

Il confronto tra i due Paesi si è aggravato dopo il mandato d’arresto internazionale per Netanyahu emesso dalla Turchia nell’ambito dell’indagine sull’intercettazione di una flottiglia diretta a Gaza. Ankara contesta al premier israeliano accuse che includono genocidio, crimini contro l’umanità e privazione aggravata della libertà personale. L’ufficio di Netanyahu ha respinto le accuse con una dichiarazione durissima contro il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Sul piano regionale, Giorgia Meloni ha incontrato a Taranto il presidente libanese Joseph Aoun, confermando il sostegno italiano alla sovranità del Libano e la disponibilità a ospitare nuovi colloqui con Israele. Intanto Francia e Arabia Saudita preparano l’incontro tra Emmanuel Macron e Mohammed bin Salman, dedicato alla crisi libanese, alla ricostruzione della Siria e alla sicurezza regionale. Nel quadro dell’instabilità marittima, il New York Times ha infine riferito di due dirottamenti attribuiti a pirati somali in quattro giorni e di almeno sei navi ancora sequestrate.