In Nepal prosegue la ricerca delle persone che potrebbero essere sopravvissute alla colata di fango che ha travolto strade, abitazioni e infrastrutture. Mentre le squadre di soccorso cercano di raggiungere le aree più colpite, a Kathmandu si comincia già a delineare l’entità degli interventi necessari per la ricostruzione.
Il ministro delle Finanze Swarnim Wagle ha stimato il costo dei danni tra 4 e 5 miliardi di dollari. Si tratta di una prima valutazione, destinata a essere aggiornata quando sarà completato l’accertamento delle conseguenze della calamità. La ricostruzione, però, resta per il momento subordinata alla ricerca dei dispersi e alla possibilità di individuare eventuali superstiti.
La ricerca nei tunnel
Secondo i dati disponibili, sono 2.426 le persone disperse in Nepal. Tra loro figurano 933 lavoratori impegnati in progetti idroelettrici, un dato che rende particolarmente delicata la ricerca nelle aree dove sono presenti impianti e gallerie.
L’esercito sta tentando di raggiungere più di 100 persone intrappolate nel tunnel dell’impianto Upper Trishuli 3B, nel distretto di Rasuwa. L’operazione è stata descritta come estremamente difficile e ad alto rischio: gli accessi risultano ostruiti da fango, massi e sedimenti trascinati dal fiume. Prima di intervenire, i soccorritori devono quindi verificare se sia possibile entrare nel tunnel e individuare un percorso sicuro.
Richiesto l’aiuto dei Paesi vicini
Il dramma potrebbe non riguardare soltanto la galleria dell’impianto Upper Trishuli 3B. La presenza di altri tunnel e il numero dei lavoratori ancora dispersi hanno spinto Kathmandu a chiedere assistenza a India e Cina, mentre continuano le valutazioni sulle condizioni degli accessi e sulle modalità per ampliare le operazioni.
In questa fase le autorità nepalesi devono gestire contemporaneamente due urgenze: da una parte la ricerca di chi potrebbe essere ancora vivo, dall’altra la ricognizione dei danni provocati dalla colata di fango. La stima economica fornita dal ministro Wagle resta provvisoria e potrà essere definita soltanto al termine della valutazione complessiva delle aree colpite.