Donald Trump sostiene che il regime iraniano sia diventato ogni giorno più debole e afferma che gli Stati Uniti abbiano il controllo sugli iraniani e sullo Stretto di Hormuz. Il presidente americano aggiunge che molte navi cariche di petrolio stanno transitando nell’area, collegando la situazione sul tratto marittimo alle operazioni militari in corso contro Teheran.
La nuova campagna militare
Parlando dell’attacco che ha definito molto violento, Trump riferisce che sono stati colpiti 100 obiettivi. Alla domanda sulla durata della nuova campagna di bombardamenti, il presidente risponde di non ritenere che possa andare avanti ancora a lungo. Allo stesso tempo, però, precisa che gli Stati Uniti sono pronti a lanciare un’altra offensiva in qualsiasi momento.
Secondo la ricostruzione fornita da Trump, l’azione avrebbe distrutto tutte le nuove infrastrutture che l’Iran aveva tentato di costruire. Tra gli elementi indicati dal presidente figura anche un missile capace di dispiegare mine. Le dichiarazioni non forniscono ulteriori dettagli sulle strutture colpite né sulle modalità delle operazioni, ma confermano la possibilità che la campagna militare prosegua con nuovi attacchi.
Le tecnologie per i missili
Un’inchiesta del Financial Times si concentra intanto sui programmi iraniani per la realizzazione di missili supersonici. Secondo il giornale, Teheran starebbe lavorando a ordigni costruiti con tecnologie fornite da Mosca. Si tratterebbe di missili molto veloci, progettati per rasentare il suolo e potenzialmente in grado di minacciare le navi da guerra americane dislocate in Medio Oriente. L’informazione viene presentata come esito dell’inchiesta e non come una conferma ufficiale del programma.
Sul conflitto in Ucraina, Trump dichiara di voler incontrare Vladimir Putin, ma soltanto quando la pace sarà vicina. Il presidente americano aggiunge che Washington tiene a mantenere buoni rapporti sia con la Russia sia con l’Ucraina. Le sue parole collocano l’eventuale incontro in una fase avanzata dei negoziati, senza indicare una data.
Trump interviene anche sulla situazione venezuelana, affermando che il Paese non sarebbe ancora pronto per nuove elezioni dopo la cattura di Nicolás Maduro. Nel confronto con altri interlocutori internazionali, infine, sostiene che per gli Stati Uniti sia più facile avere a che fare con la Cina che con il Canada. Le dichiarazioni riuniscono così i principali dossier esteri citati dal presidente: il confronto con l’Iran, la guerra in Ucraina e gli assetti politici del Venezuela.