Scenario globale

Teheran sfida Washington: Hormuz resta chiuso

Sanzioni, minacce e traffici ridotti alimentano lo scontro, mentre Gaza e Cisgiordania restano al centro dell’emergenza umanitaria

Teheran sfida Washington: Hormuz resta chiuso

Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, almeno secondo le autorità iraniane, mentre tra Teheran e Washington cresce lo scontro sul fronte economico. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ha dichiarato che il passaggio non sarà riaperto finché gli Stati Uniti non cambieranno atteggiamento e non rispetteranno i propri impegni. Per l’esponente iraniano, prima di qualsiasi riapertura saranno necessarie azioni concrete da parte americana.

La tensione ha già ridotto il traffico attraverso uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di energia. Secondo i dati preliminari del sistema di monitoraggio Kpler, nel fine settimana sono transitate meno di 20 navi mercantili: quattro nella giornata di domenica e tredici sabato. I numeri potrebbero cambiare, perché alcune imbarcazioni hanno spento i trasponder durante il passaggio. L’Autorità iraniana dello Stretto del Golfo Persico ha inoltre annunciato restrizioni, multe, sequestri o confische per le navi accusate di violare le disposizioni sul transito.

La stretta economica americana

Washington prepara intanto un nuovo inasprimento delle sanzioni. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito la prossima iniziativa il D-Day economico e la più grande offensiva finanziaria mai condotta contro un avversario. Secondo le anticipazioni, il piano dovrebbe ampliare le sanzioni secondarie verso Paesi ed entità che mantengono rapporti commerciali con l’Iran. Bessent ha invitato i governi a interrompere i legami finanziari e commerciali con Teheran, sostenendo che chi continuerà a sostenerlo rischierà l’isolamento internazionale.

La pressione si riflette sui mercati iraniani. Il rial ha raggiunto il minimo storico sul mercato non regolamentato, scambiato a 1,992 milioni per dollaro, secondo i dati di Bonbast citati da Bloomberg. La valuta ha perso il 4,5% da quando il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una nuova operazione economica contro la Repubblica islamica.

Trump ha scritto sul proprio social che l’Iran sta completamente collassando. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha replicato pubblicando su X un’immagine intitolata Make America Hungry Again e accusando il leader americano di nascondere le sconfitte con affermazioni false. Ghalibaf ha citato dati sulla povertà alimentare negli Stati Uniti, senza che nel testo siano indicate verifiche indipendenti delle cifre.

Le tensioni si allargano nella regione

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ammesso che il Paese sta affrontando molte difficoltà, ma ha respinto il paragone con il Venezuela e ha rivendicato la resistenza della società iraniana. Ha parlato di una guerra combattuta sul piano economico, militare e della sicurezza, collegando la crisi alle sanzioni, all’inflazione e alla perdita di potere d’acquisto. Rezaei ha avvertito che ogni Paese intenzionato ad aderire alla pressione economica americana sarà considerato un nemico.

Le ripercussioni diplomatiche e militari coinvolgono diversi attori. Il capo dell’esercito pakistano Asim Munir è arrivato a Teheran per colloqui con le autorità iraniane. In Yemen, il governo riconosciuto a livello internazionale ha rivendicato attacchi con droni contro obiettivi degli Houthi, sostenuti dall’Iran. Nel Regno Unito, il governo ha convocato le principali società energetiche dopo le notizie su un cyberattacco attribuito a hacker legati a Teheran: il viceministro dell’Energia Michael Shanks ha precisato che non ci sono state conseguenze sulla rete elettrica.

Parallelamente, proseguono i combattimenti e le accuse reciproche tra Israele e Hamas. Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato l’uccisione a Deir al-Balah di due membri del commando coinvolto nell’attacco del 7 ottobre 2023 e un raid a Khan Younis contro un comandante di Hamas. Funzionari sanitari palestinesi hanno riferito di due morti, tra cui un bambino di quattro anni, in due attacchi israeliani nella Striscia di Gaza; l’esercito ha dichiarato di stare indagando. A Nablus, secondo l’agenzia Wafa, un quattordicenne palestinese è morto durante un raid israeliano.

La situazione umanitaria resta critica. Padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, ha descritto Gaza come ancora in emergenza, con persone costrette a vivere nelle tende e senza prospettive. L’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha definito illegali gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e ha chiesto di fermare i piani edilizi nell’area E1. Anche il cardinale Matteo Zuppi ha giudicato inaccettabile quanto accade in Cisgiordania, richiamando la necessità di tutelare la convivenza e i diritti.